La preghiera a Maria e l’unità di tutte le famiglie

Maggio è il mese dedicato a Maria. Quest’anno, a motivo dell’emergenza Covid-19, almeno fino ad ora, non si possono tenere i consueti momenti di preghiera comunitari presso i capitelli e le borgate. Anche i pellegrinaggi ai grandi santuari mariani - penso a quelli internazionali - sono stati interdetti e chissà per quanto tempo. Il coronavirus, pertanto, non ha interrotto solo le messe, ma anche questa bella devozione, almeno nella sua forma comunitaria.

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Maggio è il mese dedicato a Maria. Quest’anno, a motivo dell’emergenza Covid-19, almeno fino ad ora, non si possono tenere i consueti momenti di preghiera comunitari presso i capitelli e le borgate. Anche i pellegrinaggi ai grandi santuari mariani – penso a quelli internazionali – sono stati interdetti e chissà per quanto tempo. Il coronavirus, pertanto, non ha interrotto solo le messe, ma anche questa bella devozione, almeno nella sua forma comunitaria. Nonostante queste restrizioni, si può comunque pregare il rosario: lo si può fare da soli oppure, come da tradizione, in famiglia. Quasi tutte le parrocchie si sono organizzate per trasmettere in streaming la recita del rosario con fantasia e creatività, coinvolgendo un buon numero di persone e spesso anche interi nuclei familiari. Vi sono poi le numerose occasioni di preghiera mariana trasmesse in televisione o tramite la radio, tra le quali vanno ricordate nella nostra diocesi le opportunità offerte da La Tenda TV e Radio Palazzo Carli. Numerosi anche i sussidi messi a disposizione dei fedeli: cito in particolare “Maria, la ragazza di Nazareth”, preparato dai giovani del seminario diocesano. In vari modi, quindi, si mantiene viva un’esperienza, quella della preghiera del rosario nel mese di maggio, che è ben presente nel tessuto delle nostre comunità parrocchiali e di numerose famiglie. Lo scorso 25 aprile papa Francesco ha inviato una lettera a tutti i fedeli, invitandoli in modo accorato a pregare il rosario e a recitarlo in casa.
«È ormai vicino il mese di maggio – scriveva il Papa –, nel quale il popolo di Dio esprime con particolare intensità il suo amore e la sua devozione alla Vergine Maria. È tradizione, in questo mese, pregare il Rosario a casa, in famiglia. Una dimensione, quella domestica, che le restrizioni della pandemia ci hanno “costretto” a valorizzare, anche dal punto di vista spirituale. Perciò ho pensato di proporre a tutti di riscoprire la bellezza di pregare il Rosario a casa nel mese di maggio». La preghiera a Maria si può dire insieme oppure personalmente: «Scegliete voi a seconda delle situazioni – continua il Papa –, valorizzando entrambe le possibilità. Ma in ogni caso c’è un segreto per farlo: la semplicità ». Forse una delle ragioni per le quali il rosario è ancora così radicato nella vita di preghiera di tante persone è appunto la sua semplicità: la semplicità nell’atto di recitarlo, certo, dal momento che basta “ripetere” alcune preghiere ben note; ma anche la “semplicità del cuore” che esso favorisce, perché domanda all’orante di assumere quegli atteggiamenti di umiltà e di fiducia in Dio che hanno caratterizzato l’intera vita della vergine Maria. Nella lettera il Papa indica anche i testi di due preghiere alla Madonna, che si possono recitare al termine del Rosario e che lui stesso recita nel mese di maggio, spiritualmente unito a tutti i credenti. Traggono spunto dalla preghiera “Sotto la tua protezione…”, che probabilmente risale al III secolo ed è la preghiera mariana più antica. Attraverso queste due preghiere, si affida all’intercessione di Maria il momento di sofferenza che tutto il mondo sta attraversando perché lo si superi insieme: «Madre amatissima – dice una delle due orazioni – fa’ crescere nel mondo il senso di appartenenza ad un’unica grande famiglia, nella consapevolezza del legame che tutti unisce, perché con spirito fraterno e solidale veniamo in aiuto alle tante povertà e situazioni di miseria ». Il Papa è convinto, infatti, che «contemplare insieme il volto di Cristo con il cuore di Maria, nostra Madre, ci renderà ancora più uniti come famiglia spirituale e ci aiuterà a superare questa prova». Il 14 maggio, giornata di preghiera e digiuno di tutte le religioni per la liberazione del mondo dalla pandemia, sarà un’importante occasione per sentirci – cristiani, ebrei e musulmani – membri di una stessa comunità. Maria, donna ebrea, venerata dai cristiani e guardata con ammirazione anche dai musulmani, interceda per le necessità del momento presente: in un tempo di forti divisioni, sostenga l’unità delle nostre famiglie e ci aiuti comprendere che siamo tutti membri di un’unica grande famiglia.

(*) direttore “L’Azione” (Vittorio Veneto)

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