I mille volti della povertà

La grande questione evangelica su cui siamo chiamati a riflettere è quella della povertà, verso la quale ogni cristiano è chiamato a tendere la mano. Per comprendere questa particolare realtà e per non cadere in facili e ingannevoli interpretazioni, occorre una considerazione teologica di fondo. La povertà non ha un volto solo. Essa ha sempre bisogno di un discernimento serio e attento. Per poterla incontrare occorre saperla scoprire nei segni dei tempi e della storia che viviamo ogni giorno

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Tendi la tua mano al povero” è l’invito di papa Francesco, tratto dal libro del Siracide, per vivere la IV Giornata mondiale dei poveri. La grande questione evangelica su cui siamo chiamati a riflettere è quella della povertà, verso la quale ogni cristiano è chiamato a tendere la mano. Per comprendere questa particolare realtà e per non cadere in facili e ingannevoli interpretazioni, occorre una considerazione teologica di fondo. Lo stesso papa Francesco all’inizio del suo messaggio osserva: “La povertà assume sempre volti diversi, che richiedono attenzione ad ogni condizione particolare: in ognuna di queste possiamo incontrare il Signore Gesù”.

La povertà non ha un volto solo.

Essa ha sempre bisogno di un discernimento serio e attento. Per poterla incontrare occorre saperla scoprire nei segni dei tempi e della storia che viviamo ogni giorno. Oggi per esempio, la troviamo nei volti di tanti uomini e donne che a causa della pandemia perdono il loro lavoro, famiglie che improvvisamente si ritrovano senza il necessario per vivere, tuttavia queste terribili realtà di miseria, che dobbiamo affrontare prontamente, con coraggio e cristiana determinazione, non devono distrarci dal tendere la nostra mano verso le tante altre forme di povertà che assumono volti sempre più diversi. Le varie culture di morte frutto di coscienze corrotte e traviate, la solitudine, l’ateismo, l’ignoranza della Verità, la mancanza di istruzione e di formazione alla legalità.

Nella Sacra Scrittura i poveri non sono solo coloro che vivono il dramma dell’indigenza materiale, della fame e della sete, ma sono anche gli oppressi e gli affaticati di cui parla ampiamente il Vangelo di Matteo. Sono gli oppressi da una religione formalista proposta da quelli che impongono pesi insopportabili alla gente ed essi non li muovono neppure con un dito. Gli oppressi e affaticati sono la povera gente, spesso ignorante e per questo incapace di conoscere e di osservare la legge. A questi poveri, oltre che a tutti coloro che hanno necessità materiali, Gesù rivolge la sua attenzione. Nei Vangeli i poveri sono i peccatori, le donne, i bambini, gli ammalati, gli stranieri. Rispetto a tutte le intuizioni della ricerca umana sul problema della mancanza di beni, della sofferenza e della povertà, che travagliano il genere umano, la novità biblica è che Dio si fa povero. Non semplicemente Dio guarda ai poveri, ma egli si fa povero per amore dei poveri. Questo è l’amore preferenziale, che non si limita a fare discorsi sui poveri o ai poveri. Dio per amore si fa povero con i poveri e con questo dinamismo ci indica in modo inequivocabile che la più grande forma di povertà da cui nascono tutte le altre è il peccato, l’assenza di comunione con Dio. Dimenticare questo significa ridurre la carità cristiana a semplice filantropia. Allora se si vuole incontrare Dio bisogna non solo aiutare i poveri, ma diventare destinatari di questo amore di Dio mettendosi tra i poveri, solo così potremo tendere le nostre mani senza ipocrisia. Ad imitazione del nostro Maestro, noi cristiani siamo chiamati a guardare le miserie dei fratelli, a toccarle, a farcene carico e a operare concretamente per alleviarle.

La tradizione viva della Chiesa distingue da sempre tre grandi tipi di povertà: la povertà materiale, la povertà morale e la povertà spirituale.

La povertà materiale è quella che tocca quanti vivono in una condizione non degna della persona umana: privati dei diritti fondamentali e dei beni di prima necessità quali il cibo, l’acqua, le condizioni igieniche, il lavoro, la possibilità di sviluppo e di crescita culturale.

Poi viene la povertà morale, che consiste nel diventare schiavi del vizio e del peccato. Quante persone hanno smarrito il senso della vita, sono prive di prospettive sul futuro, hanno perso la speranza.

Queste due forme di povertà, che sono anche causa di rovina economica e sociale, si collegano sempre ad un’altra grande povertà, quella spirituale, che ci colpisce quando ci allontaniamo da Dio e rifiutiamo il suo amore. Se riteniamo di non aver bisogno di lui, che in Cristo ci tende la mano, anche le nostri mani tese verso l’altro saranno mani vuote.

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