“Gesù, il Cristo, è l’uomo nuovo, l’uomo che non cerca dei servi sottomessi per le sue proprie esigenze, ma cerca e vuole che siamo amici, partecipi con Lui della verità e del dono di Dio che è la vita. In questa prospettiva, la vita della Chiesa deve poter essere vita di fratelli, di amici che insieme vivono la stessa missione. E mons. Milano si affida per questo all’immagine di Chiesa che ci viene dal Concilio Vaticano II”. Lo ha detto, ieri pomeriggio, mons. Angelo Spinillo, vescovo di Aversa, nell’omelia dei funerali in cattedrale del suo predecessore, mons. Mario Milano, morto il 24 maggio.
“Una Chiesa, una comunità di fratelli fondata sul Vangelo e nella quale, con tutti, ciascuno, presbitero o laico che sia, è chiamato ad essere, come scriveva mons. Milano, corresponsabile della missione della Chiesa, perché, diceva, è vero che nella Chiesa ci sono vari ministeri, carismi e uffici, però tutti insieme, come popolo di Dio pellegrinante nelle vie del mondo, siamo chiamati all’unica missione di costruire questo Regno, che è il Regno anzitutto di grazia e di santità – ha ricordato mons. Spinillo -. La corresponsabilità nel vivere la Chiesa, insisteva mons. Milano, si fonda allora sulla certezza dell’essere sempre al cospetto della presenza di Dio, del sentirsi figli in totale disponibilità all’amore del Padre, alla sua santa volontà. Perciò, ancora, insegnava che la preghiera del Padre nostro deve risvegliare in tutti la coscienza ecclesiale, sentendoci l’uno unito all’altro dal profondo vincolo di comunione che proviene dall’unica fede, unico battesimo, unico Spirito Santo”. Per l’attuale vescovo di Aversa, “questa visione della Chiesa spiega il cammino che poi mons. Milano si può dire ha proposto ed ha chiesto, negli anni successivi, alla nostra Chiesa diocesana”.
Ricordando la pagina del Vangelo di Luca ascoltata durante la celebrazione dei funerali riferita ai due discepoli di Emmaus, mons. Spinillo ha concluso: “I due discepoli, che avevano seguito con entusiasmo il Maestro, ora scoraggiati dopo la morte di Gesù sulla croce, sul Calvario, sono rimasti sfiduciati e chiusi in se stessi. Nemmeno la parola di colui che si è fatto loro compagno di strada li apre ad un bene, ad una speranza più grande. Sarà poi il gesto dello spezzare il pane, il gesto unico e proprio di Gesù, ad aprire i loro occhi e soprattutto il loro cuore. Quel gesto che mons. Milano, nel suo essere sacerdote, ha compiuto e vissuto tante volte con noi, suo popolo, nel cammino terreno, possa essere ora la pienezza della comunione con il Cristo Signore. Possa essere l’atto eterno di comunione con l’amore di Dio, in cui ogni nostra debolezza è purificata e la nostra vocazione ad essere figli, amici, si vive pienamente e si apre all’alleluia”.