“La nonviolenza è un’arte, una disciplina, un esercizio concreto”. È una delle riflessioni di Laila Simoncelli emerse al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026 durante l’incontro dedicato al volume “Ministero della pace. Dalla divisione alla governance. Le cinque rotte”, promosso dalla Comunità Papa Giovanni XXIII nello Spazio Media Cei e Uelci. L’autrice del libro, ha sottolineato come la nonviolenza non sia passività o semplice rifiuto della guerra, ma una pratica che richiede formazione, competenze e responsabilità collettiva. “Esistono tecniche, studi, università e percorsi concreti di educazione alla nonviolenza – ha spiegato – ma tutto questo continua a restare marginale nei sistemi educativi”. Nel confronto, moderato dal direttore di Avvenire Marco Girardo, è stato più volte richiamato il legame tra pace e giustizia sociale. Matteo Fadda ha ricordato l’esperienza della Comunità Papa Giovanni XXIII e di Operazione Colomba, il corpo nonviolento di pace fondato da don Oreste Benzi. “I nostri giovani vivono accanto alle vittime dei conflitti – ha raccontato – in Ucraina, Palestina, Colombia e Libano. Non per fare gesti simbolici, ma per condividere concretamente la vita delle persone”. Secondo Fadda, la costruzione della pace richiede “un cambio radicale di prospettiva”, capace di mettere al centro gli scartati e i più fragili. “La pace non è la pausa tra una guerra e l’altra – ha detto – ma un’alternativa al modo di vivere fondato sulla violenza”. Nel dibattito è emersa anche la necessità di un nuovo paradigma culturale e istituzionale. “Dobbiamo scegliere – ha concluso Simoncelli – se essere distruttori di mondi o costruttori di mondi”.

(Foto Calvarese/SIR)