Giordania: i The Sun in cammino con 120 pellegrini tra musica, fede e speranza

Un pellegrinaggio tra musica, spiritualità e incontro: dalla Giordania, anch'essa Terra Santa, dal Nebo a Petra, dal deserto del Wadi Rum al sito del battesimo di Gesù, fino all'incontro con i rifugiati iracheni, i The Sun raccontano l’esperienza di 120 pellegrini in Giordania, tra fede vissuta, testimonianze e speranza.

(Foto The Sun)

“Stiamo vivendo un’esperienza straordinaria qui in Giordania, un pellegrinaggio pregno di significato, tra fede, cultura, storia, musica, momenti profondi e anche tanto divertimento! Tornare qui, in Medio Oriente, in Terra Santa, ha per noi un significato che non si può descrivere a parole, ma speriamo che questi nostri racconti possano offrire una piccola testimonianza”. A parlare al Sir, da dentro un bus di pellegrini, è Francesco Lorenzi, frontman dei The Sun, gruppo vicentino partito dal punk, che dal 2009 ha scoperto la fede, e oggi è una delle più apprezzate e note rock band di ispirazione cristiana.

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Partito dall’Italia lo scorso 3 maggio, per ritornare il 10, il gruppo è composto da 120 pellegrini, di tutte le età: “ce ne sono anche di piccolissimi, di 4, 7 e 12 anni, portati dai loro genitori che sanno che i loro figli vivranno una esperienza che non dimenticheranno mai. Tutte queste persone hanno sfidato la paura che questo tempo di conflitto provoca e hanno deciso di partire. Sappiamo, infatti, che la Giordania è sicura e che si può venire in pellegrinaggio senza alcun timore. Stiamo vivendo un’esperienza di una bellezza eccezionale”.

“Un invito, poi un viaggio”. Da 12 anni i The Sun, grazie al loro ‘fun club’ denominato “Officina del sole”, organizzano pellegrinaggi sotto il nome di “Un invito, poi un viaggio” (Un Invito Poi Un Viaggio). Dice Francesco: “Crediamo che l’esperienza dei pellegrinaggi sia fondamentale per noi e per il nostro cammino. Ci mancava una proposta di questo tipo che potesse coniugare insieme il percorso spirituale, l’amicizia, la musica conciliando sensibilità differenti. Quindi, 15 anni fa, abbiamo pensato insieme don Mario Cornioli, ‘abuna Mario’ come lo chiamano da queste parti, sacerdote toscano che opera in Giordania, il primo pellegrinaggio e da lì in poi abbiamo portato migliaia di pellegrini in Israele, in Palestina, in Giordania e poi anche sul cammino di Santiago, a Fatima”. Abuna Mario ancora non si capacita di tutto questo ‘movimento’ e lo dice con un filo di voce: “mai avrei pensato, quando invitai per la prima volta i The Sun a fare un pellegrinaggio, che si potesse scatenare tutto questo bene”. Un bene che attrae perché, rivela Francesco, “riceviamo continue richieste di partecipazione. E vediamo anche i frutti di queste esperienze perché chi le vive diventa un testimone”.

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Il programma. Il programma del pellegrinaggio si sviluppa lungo un percorso che unisce la bellezza dei luoghi storici, culturali e archeologici con la profondità del messaggio spirituale, della riflessione e dei momenti liturgici. Siamo arrivati ad Amman il 3 maggio e ci siamo recati sul monte Nebo, con grande emozione abbiamo visto la Terra Santa, come la vide Mosè. Nel santuario francescano abbiamo incontrato anche il nunzio apostolico, mons. Giovanni Pietro Dal Toso. Da lì ci siamo trasferiti a Madaba”. Il racconto di Francesco è un susseguirsi di emozioni che stanno catturando i pellegrini: “Abbiamo avuto la fortuna di visitare Petra di notte, e lì, abbiamo suonato davanti al Tesoro, noto anche come El Khasneh, alla luce di piccoli lumi. Un’esperienza unica e straordinaria. Non capita a molti di potersi esibire in una location simile, patrimonio dell’Unesco. Siamo grati alla direzione del sito di aver compreso il senso profondo della nostra esibizione e di avercela permessa. Siamo andati a Gerasa, a Madaba e poi a Betania oltre il Giordano (al Maghtas) luogo del Battesimo di Gesù. Siamo stati nel Wadi Rum, nella ‘Valle della Luna’, per fare una esperienza di deserto di due giorni accompagnati sempre, come in ogni tappa del nostro pellegrinaggio, dalla celebrazione della messa, da una riflessione o da una catechesi calibrata al momento e al luogo. La parola ascoltata in questi luoghi assume poi una forza tutta particolare”.

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Autentica esperienza spirituale. A guidare il pellegrinaggio è padre Gabriele Pedicino, priore provinciale della Provincia d’Italia degli agostiniani, direttore spirituale dei The Sun da 12 anni: “con lui siamo cresciuti e abbiamo fatto tantissime esperienze – ricorda il frontman -. È una gioia condividere con lui questo cammino, l’anno scorso era con noi a Santiago. La presenza di sacerdoti con noi è fondamentale perché sono capaci di creare relazioni positive che permettono poi a tanti pellegrini di aprirsi e di riconciliarsi. In tanti anni abbiamo visto molte rinascite”. Parole confermate dallo stesso priore Pedicino: “Ringrazio Dio per questo tempo nei luoghi santi, perché la Giordania è Terra Santa, e anche per la possibilità di scoprire da vicino la verità su ciò che sta accadendo qui: un luogo che conserva ancora pace e una vita diversa da quella che talvolta viene raccontata e proposta dai media. È un Paese dove si può vivere un’autentica esperienza spirituale. Sono contento di aver aderito a questo pellegrinaggio perché possiamo partecipare anche alla rinascita e alla ripresa delle attività lavorative di questa gente che oggi è praticamente ferma, soprattutto di quanti si occupano di accoglienza e ospitalità, a causa di una guerra che non sembra voler finire, ma che non li coinvolge direttamente”.

“Non si viene qui semplicemente come turisti, ma davvero come pellegrini, per fare esperienza di come un pellegrinaggio possa trasformare la vita”.

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Musica ovunque. In questi giorni che restano i 123 pellegrini faranno esperienze di incontro con la comunità cristiana locale. Ad Amman conosceranno le ragazze rifugiate irachene della sartoria Rafedin, assaggeranno la pizza solidale di ‘Mar Yohanna’ ad Amman, nella pizzeria aperta grazie ad abuna Mario. “Trenta famiglie rifugiate irachene ad Amman accoglieranno molti dei nostri pellegrini – aggiunge Francesco – Sarà l’occasione per ascoltare le loro testimonianze, quando minacciate dall’Isis sono fuggite dalla loro terra e dalle loro case per non essere uccise e per non essere costrette a convertirsi all’Islam. I pellegrini torneranno a casa ricchi di queste testimonianze  di fede”. Atto finale del pellegrinaggio sarà, sabato, un concerto aperto a tutti ad Amman.

“Nei nostri pellegrinaggi non manca mai la musica – conclude il frontman – c’è sempre un concerto aperto a tutti. La musica ci accompagna ovunque. La nostra missione, anche come musicisti è fondamentale, perché la musica può risvegliare le coscienze e portare le persone a riflettere”.

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