“Papa Leone è uno di noi: un uomo attento ai poveri, consapevole delle sfide globali, ancorato alla fede”. È il bilancio che traccia mons. Paul S. Coakley, arcivescovo di Oklahoma City e presidente della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti (Usccb), in un’intervista al Sir in occasione del primo anniversario dell’elezione di Leone XIV. Per mons. Coakley, “le prime parole rivolte al mondo da Leone XIV sono state un augurio di pace” e il Papa “si è imposto come una voce forte e costante a favore della pace”. Un messaggio, sottolinea il presule, “rivolto a tutti noi: non soltanto a chi vive in nazioni lontane, ma anche ai nostri leader, a quelli dei nostri alleati e a quelli dei nostri nemici”. Quanto al ruolo dell’episcopato americano, mons. Coakley ricorda che “come vescovi siamo pastori, non politici” e che “gli insegnamenti della Chiesa non cambiano con le elezioni, né in base a chi ricopre una carica elettiva o al partito politico che detiene la maggioranza”. Guardando al primo anno nel suo insieme, il presidente dell’Usccb segnala un dato significativo: nella sua arcidiocesi di Oklahoma City, questa Pasqua sono state accolte nella Chiesa 1.016 persone, con un aumento del 63% rispetto all’anno precedente. “Nel mondo c’è un’innegabile fame di verità e di autenticità, e le persone la stanno trovando nella Chiesa cattolica. Leone XIV è un catalizzatore particolarmente potente per la Chiesa negli Stati Uniti”.