Col rosario ai piedi di Maria

Nel giorno della festa della Madonna del Rosario di Pompei ricorre anche il primo anniversario dell’elezione di papa Leone XIV. Tra la storia del santuario fondato da san Bartolo Longo, la tradizione del Rosario e le testimonianze di fede popolare a Chioggia, riaffiora una devozione mariana che continua a parlare al presente

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Ricorre questo venerdì 8 maggio la festa della Madonna del Santo Rosario di Pompei. Coincidenza ha voluto che un anno fa l’elezione di papa Leone XIV avvenisse proprio in questa data, nelle ore pomeridiane, dopo che in quella basilica (e in tante chiese d’Italia, compresa la chiesa di S. Domenico a Chioggia, e da parte dei devoti di tutto il mondo, pur in ore diverse) era stata recitata la famosa Supplica alla Madonna di Pompei – un testo alquanto datato, nel linguaggio e anche nei concetti tanto da richiedere una revisione, ma pregno di umiltà e di accorata fiducia – composta da San Bartolo Longo, fondatore del grandioso santuario, la cui prima pietra fu posta esattamente 150 anni fa e che venne inaugurato 125 anni fa, elevato nello stesso 1901 a basilica pontificia maggiore. Papa Leone, dunque, ben a ragione, ha voluto scegliere questa meta mariana per celebrare il suo primo anniversario di pontificato. In quella piazza conclude la celebrazione eucaristica proprio con la recita della Supplica, in comunione con tutti i fedeli del mondo, come gesto filiale di ringraziamento e di affidamento alla Madre di Dio; recandosi poi anche a Napoli, nel duomo e in piazza del Plebiscito, per incontrare la città e arcidiocesi partenopea.

La devozione alla Madonna del Rosario di Pompei, sviluppatasi soprattutto nel XX secolo, si inserisce evidentemente nella devota pratica del Rosario risalente ad epoca ben anteriore, verso la fine del XII secolo, poi diffusa e incrementata dal XIII secolo da parte dell’Ordine dei Domenicani, già da allora anche nella nostra città lagunare nella chiesa di S. Domenico, dove tuttora si venera la Madonna del Rosario in un altare laterale.

Fu proprio a questa devozione semplice e popolare che si ispirò Bartolo Longo (di cui ricorre in ottobre il centenario della morte) nel suo sorprendente itinerario di conversione, da anticlericale convinto e addirittura da “sacerdote satanista” a consacrato del Terz’Ordine domenicano e apostolo del Rosario, dedicando tutto il resto della vita al servizio dei più bisognosi, sostenuto dalla consorte Marianna Farnararo De Fusco, fino a dare fondo a tutte le loro consistenti sostanze. Il santuario campano, a 30 chilometri da Napoli, è divenuto così un faro di spiritualità che attira ogni anno circa 4 milioni di pellegrini: tra loro, in questo secolo e mezzo, numerosi santi (Ludovico da Casoria, Luigi Guanella, Giuseppe Moscati, Giuseppe Marello, Luigi Orione, Leonardo Murialdo, Padre Pio da Pietrelcina, Carlo Acutis, Francesca Saverio Cabrini, Massimiliano Maria Kolbe…) e quattro papi: Giovanni Paolo II che lo visitò due volte (la seconda nel 2003, subito dopo aver completato nel 2002 la serie dei 15 misteri del Rosario con la significativa aggiunta dei cinque “misteri della Luce”, evidenziando importanti episodi della vita pubblica di Gesù), papa Benedetto, papa Francesco ed ora appunto papa Leone.

Si tratta di una devozione specifica profondamente radicata – a dire il vero, fino a qualche tempo fa – anche nella nostra gente. Tra i devotissimi alla Madonna di Pompei accenniamo qui alla chioggiotta Carmen Baldo Morin (1886-1975) che ne conservava e venerava l’immagine nella sua camera presso l’opera di assistenza di minori da lei fondata nel cantiere paterno (ora Darsena Le Saline) e la cita innumerevoli volte, come punto di riferimento costante tra le fatiche della sua missione umanitaria, nel suo diario, formato da quindici quadernetti, lasciati poi all’allora sindaco Luigi Tomaz e da lui donati all’archivio del nostro settimanale. La sua straordinaria figura – strana insieme ed esemplare – è ben evocata e descritta nel libro di Ombretta Naccari “Carmenni. Una singolare educatrice chioggiotta” (ed. “Nuova Scintilla”, 2010, pp. 290). Alla Madonna del Rosario di Pompei si continua a rivolgersi in Chioggia – come accennavamo – l’8 maggio e nella prima domenica di ottobre (agli inizi dei cosiddetti “mesi mariani”) nel santuario di San Domenico. Ma a questa ricorrenza mariana dell’8 maggio – forse non tutti lo sanno – è collegata anche la “festa della mamma” di questa domenica: avviata con quella data nel 1952 in Italia proprio con tale riferimento e spostata poi ufficialmente, nel 2001, alla seconda domenica di maggio adeguandosi a consuetudini internazionali.

Se può essere andata diminuendo la devozione alla Madonna di Pompei, la recita del rosario, comunque, rimane una valida tradizione personale, in qualche caso anche familiare, e spesso comunitaria nelle nostre chiese, dove frequentemente la si antepone alla celebrazione eucaristica; la si continua a promuovere, soprattutto in questo mese di maggio, nelle comunità parrocchiali e in alcuni gruppi di preghiera o davanti ai capitelli. Una preghiera semplice, “ripetitiva” com’è ripetitivo il linguaggio dell’amore, come è incessante il linguaggio affettuoso dei figli verso la mamma. “Madonna del Rosario di Pompei” è solo uno dei tanti titoli mariani e, se questa specifica devozione fosse andata affievolendosi, resta – come in tutti i cristiani, soprattutto cattolici (e persino tra i musulmani) – anche nella nostra città e nel nostro territorio una devozione ininterrotta e quasi illimitata verso l’unica Maria.

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