“La guerra genera rifugiati e profughi: abbiamo già visto un milione e 600mila persone costrette a fuggire. Nei giorni scorsi sono arrivati anche 104 iraniani via mare, e di loro nessuno si occupa. Ci preoccupiamo di creare corridoi per le merci nel canale di Hormuz, ma non di istituire corridoi umanitari per le persone che fuggono da guerre combattute anche con le nostre armi. Il petrolio e il gas sono forse più importanti dei diritti e della vita delle persone? Purtroppo sembra di sì: diritti fondamentali, riconosciuti anche dalla nostra Costituzione, vengono negati in modo davvero vergognoso”. A parlare ai giornalisti è mons. Giancarlo Perego, arcivescovo di Ferrara e presidente di Fondazione Migrantes, a margine della presentazione oggi a Roma dell’XI Festival della migrazione. Mons. Perego critica anche l’azione di Frontex, “che avrebbe dovuto essere di supporto al soccorso”, e “sta invece diventando un sostegno agli accordi con la Libia e la Tunisia e quindi ai respingimenti, mentre il soccorso resta un’emergenza gravissima”. Il presidente della Migrantes ricorda il record drammatico di quest’anno: “1.000 morti in tre mesi non si registravano dal 2017, quando erano 36mila le persone che attraversavano il Mediterraneo. Lasciare morire le persone, come abbiamo visto anche in questo triduo pasquale in mare, è un fatto gravissimo, vergognoso per la politica europea ma anche per l’Italia”.
Mons. Perego punta il dito anche con la pratica recente, negli Usa ma anche in Italia, di inviare le persone migranti senza documenti in regola in Paesi terzi diversi da quello di provenienza: “Questo modo di agire, senza considerare la storia personale di ciascuno – un ghanese mandato in Albania, un afgano inviato in Gambia o in Costa d’Avorio – dimostra l’incapacità di tutelare un diritto fondamentale: il diritto di migrare, ma anche quello di rientrare nel proprio Paese, magari accompagnati da progetti di cooperazione allo sviluppo”. Ricorda infatti che “i veri protagonisti della cooperazione sono i migranti stessi, con 8 miliardi e 300 milioni di euro di rimesse dall’Italia: una cifra cinque volte superiore agli aiuti ufficiali destinati ai Paesi di origine. E spesso assistiamo anche a progetti poco sensati, come formare in Egitto 30 ragazzi in una scuola professionale, quando in Italia ci sono 8mila minori egiziani non accompagnati, una risorsa importante a cui però si presta scarsa attenzione”. Quest’anno il tema centrale del Festival della migrazione saranno le donne migranti, che “rappresentano la metà dei migranti nel mondo, in Europa e in Italia – ricorda –; costituisce oltre la metà dei rifugiati e dei richiedenti asilo a livello globale, ma troppo spesso è anche colei che subisce maggiormente violenza, disoccupazione e precarietà, e che non vede tutelati alcuni diritti fondamentali”.