Giornata dei rom, sinti e caminanti: Migranti Press, “la storia e la presenza dei Caminanti di Sicilia ci interrogano”

“Per questo la storia dei Caminanti non è solo etnografica o sociale. È anche una riflessione esistenziale sul bisogno universale di riconoscimento e sulla forza che serve per restare fedeli a sé stessi. I Caminanti, come ogni comunità in migrazione o nomadismo, ci interrogano sul prezzo dell’identità, sul bisogno di appartenenza, sul senso del viaggio, sul valore della distanza, sull’obbligo di trasformarsi per continuare a esistere. E se è così, siamo anche noi, come loro, in cammino”. E’ quanto si legge in un articolo di Vincenzo La Monica pubblicato nell’ultimo numero di “Migranti Press” della Fondazione Migrantes, in occasione della Giornata internazionale dei rom, sinti e caminanti, istituita in ricordo del primo Congresso internazionale delle popolazioni rom, tenutosi a Londra l’8 aprile 1971.  Vincenzo La Monica à coautore insieme a Rita Mirabella di “Sacri, santi e inviolabili. Parole dette e non dette dai Caminanti in Sicilia” (Fondazione Migrantes/Tau editrice).
Un libro che è “un viaggio dentro la storia e l’identità dei Caminanti di Sicilia, una comunità nomade a lungo invisibile e fraintesa”, anche raccogliendo testimonianze dirette di persone della comunità, per “restituire la voce di una popolazione rimasta finora ai margini”. Il volume tratta diversi aspetti della vita e dell’organizzazione di questi nomadi di Sicilia, tra cui la centralità della famiglia e il ruolo delle donne, “centrali nella trasmissione culturale e nella gestione della vita quotidiana”. Il libro dedica ampio spazio alle condizioni materiali di vita: povertà, lavori itineranti, marginalità. I Caminanti storicamente sono “aggiustatori” più che produttori di oggetti. E quindi sono conosciuti come arrotini, stagnini, ambulanti. Mestieri che li collocano ai margini dell’economia formale e che oggi risultano sempre più fragili. “Interessante è il legame tra marginalità e conflitto con la legge – scrive La Monica -. Il libro non nasconde che piccoli reati, carcere e latitanza fanno parte della storia di molti Caminanti. Tuttavia, questi elementi non vengono usati per stigmatizzare, ma per mostrare un circolo vizioso di esclusione sociale, in cui sopravvivenza e illegalità spesso si sovrappongono”. Dal punto di vista culturale, infine, uno degli aspetti più affascinanti è il baccagghiu, il gergo segreto della comunità: “La sua progressiva perdita viene percepita come un segnale di trasformazione – se non di erosione – dell’identità caminante”.

 

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