Giornata missionari martiri: Bergamo, stasera in scena lo spettacolo teatrale “Amen” sul sacerdote don Sandro Dordi

Oggi, martedì 24 marzo, in occasione della Giornata dei martiri missionari, alle ore 20,30, presso il Cineteatro di Ardesio il Centro missionario di Bergamo, in occasione del 35° anniversario del martirio di don Sandro Dordi propone lo spettacolo teatrale “Amen”, a cura del Teatro Minimo, che mette in scena la vita del sacerdote diocesano martirizzato in Perù alla fine di agosto del 1991.
Dal 1993 ogni 24 marzo, giorno del martirio del vescovo Oscar Romero, la Chiesa universale ripropone una giornata per ricordare tutti i missionari uccisi per la loro fede, per la loro testimonianza, oppure per le loro azioni nella ricerca della pace, della giustizia, contro ogni tipo di sfruttamento, oppure per ogni parola e azione a favore del riconoscimento in ogni parte del mondo della dignità di ogni singola persona, dei suoi diritti umani fondamentali dimenticati, se non palesemente calpestati.
Nello spettacolo teatrale “Amen” si vede una stanza messa a soqquadro dall’incertezza, una valigia aperta che diventa confine e orizzonte. Qui si muove don Sandro Dordi, missionario bergamasco in Perù, uomo semplice, irrequieto e tenace, chiamato a confrontarsi con la scelta più difficile: fuggire o restare accanto alla sua gente anche quando le minacce di morte diventano concrete.
In questa immaginaria ultima notte, ecco apparire accanto a lui una presenza che incarna la coscienza, il dubbio, la prudenza: la voce che invita a proteggersi e ad allontanarsi. Tra i due nasce un dialogo intenso e necessario, in cui emergono ricordi, preghiere, incontri e frammenti di vita quotidiana. In questa notte attraversata da tante domande, la fede non cancella la paura, ma la attraversa e ne esce più forte.
“Amen”, quindi, non è un gesto eroico e nemmeno rassegnazione. È una decisione consapevole, seppur faticosa e definitiva. È la scelta di un uomo che, pur attraversato dalla paura, decide di accogliere la volontà di Dio, come Cristo nel Getsemani, restando dove è stato chiamato a vivere e a servire. Ed è proprio in questa scelta semplice e radicale che prende forma la sua testimonianza di uomo di fede, missionario e martire.

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