“La voce della Chiesa si unisce ed amplifica questo grido, ricordando che mai la logica del profitto può prevalere sulla logica del bene dell’uomo. Questa visione superiore, il lavoro finalizzato alla carità, è felicemente espressa nella formula benedettina ‘Ora et labora’”. Lo scrive mons. Gerardo Antonazzo, vescovo di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, in un messaggio per la crisi dello stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano.
“Il lavoro è un diritto fondamentale ed è un bene per l’uomo: un bene utile, degno di lui perché adatto appunto ad esprimere e ad accrescere la dignità umana. La Chiesa insegna il valore del lavoro non solo perché esso è sempre personale, ma anche per il carattere di necessità. Il lavoro è necessario per formare e mantenere una famiglia, per avere diritto alla proprietà, per contribuire al bene comune della famiglia umana. La considerazione delle implicazioni morali che la questione del lavoro comporta nella vita sociale induce la Chiesa ad additare la disoccupazione come una vera calamità sociale, soprattutto in relazione alle giovani generazioni”, sottolinea il presule.
“La piena occupazione è, pertanto, un obiettivo doveroso per ogni ordinamento economico orientato alla giustizia e al bene comune. Un ruolo importante e, dunque, una responsabilità specifica e grave appartengono in questo ambito, non solo al datore di lavoro ‘diretto’, ma anche al ‘datore di lavoro indiretto’, ossia a quei soggetti – persone o istituzioni di vario tipo – che sono in grado di orientare, a livello nazionale o internazionale, la politica del lavoro e dell’economia”, osserva il vescovo.
“Cassino oggi è una battaglia simbolica, ma anche molto concreta. Simbolica perché mostra il fallimento di una transizione senza governo industriale. Concreta perché qui si decide il destino di migliaia di lavoratori, delle loro famiglie e di un intero territorio. Difendere Cassino significa allora difendere non solo un sito produttivo, ma un’idea di politica industriale che rimetta al centro lavoro, manifattura, innovazione e coesione sociale”, spiega mons. Antonazzo, che conclude: “Su questo non servono più rinvii. Servono scelte immediate”.