“Chi pensa di capire la Chiesa con misere letture politiche o le attribuisce intenzioni di parte non la conosce così come ignora la sua libertà di indicare e vivere l’unica parte che cerca: la difesa della persona”. Parole chiare e nette, quelle pronunciate dal card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, introducendo il Consiglio permanente dei vescovi italiani, in corso a Roma fino al 25 marzo. “La Chiesa è popolo di Dio, non una somma di individualità”, ha puntualizzato il cardinale: “è comunione, non autosufficienza; è pellegrina nella storia, non padrona della storia; è segno, non fine a sé stessa; è strumento, non protagonista autoreferenziale”. “La presenza ecclesiale – ha proseguito – non nasce dalla ricerca di spazio, ma da una responsabilità evangelica. Non è un’occupazione del sociale, ma una forma dell’annuncio. Non è l’aggiunta pratica a una fede privata, ma il modo con cui la carità rende visibile il Vangelo. La Chiesa, infatti, non vive per sé stessa. Non si comprende a partire dalle sue strutture, pur necessarie, né dal solo profilo istituzionale”. Sul piano pastorale, il presidente della Cei ha citato “la bellezza e la ricchezza del percorso sinodale che abbiamo vissuto in questi anni e che ci vedrà uniti, in questi giorni, nell’esame delle Linee di orientamento che porteremo poi all’Assemblea Generale di maggio”. “Il testo, che non sostituisce il Documento di sintesi del Cammino sinodale e non si sovrappone al discernimento delle Chiese locali, indica alcune priorità che dovranno illuminare la vita ecclesiale negli anni a venire”, ha anticipato il cardinale a proposito del lavoro di questi giorni: “Su tutte rimane l’annuncio del Vangelo nel mondo di oggi, proprio come ci ha sollecitati papa Leone XIV incontrandoci lo scorso 17 giugno”. “La presenza ecclesiale nel tempo e nella storia è l’opposto della contrapposizione sterile, della polemica permanente, dell’irrigidimento che difende ma non genera, che delimita ma non incontra”, ha spiegato Zuppi, secondo il quale uno dei compiti più urgenti oggi è “custodire e promuovere uno stile capace di incontro, di ascolto, di amicizia sociale, di pazienza, di umiltà, di libertà interiore”.