Si avvicina la Carovana 2026, promossa dall’Associazione Cammino nelle Terre Mutate, l’edizione speciale che segna il decennale dai terremoti del 2016-2017. Sarà un viaggio tra memoria e rinascita lungo l’Appennino centrale, con l’obiettivo di sostenere le economie locali e rafforzare il legame tra comunità e camminatori. Le date ufficiali sono state presentate a Milano, nel corso di un incontro ospitato all’interno della fiera Fa’ la cosa giusta! La Carovana, realizzata con il supporto di ActionAid, si svolgerà a luglio 2026: il cammino partirà da Fabriano la mattina dell’11 luglio per arrivare a L’Aquila il 24 luglio, mentre il 25 luglio è previsto l’evento finale sempre a L’Aquila. Dopo la prima metà di aprile verranno pubblicate tutte le informazioni dettagliate relative alle modalità di iscrizione e prenotazione, che saranno accessibili tramite i canali ufficiali dell’Associazione e il sito ww.camminoterremutate.org. Nato come risposta collettiva agli eventi del 2016, il Cammino nelle Terre Mutate mette in relazione paesaggi, comunità e storie. La Carovana del decennale attraverserà terre mutate dal tempo, dall’uomo e dagli eventi del sisma: un itinerario tra ferite ancora visibili e borghi che resistono, invitando i camminatori a riscoprire nuove armonie tra uomo e ambiente. “Il Cammino nelle Terre Mutate – spiega Patrizia Vita, vicepresidente dell’Associazione Cammino nelle Terre Mutate – nasce come atto solidale verso i territori e le persone colpite dai sismi del Centro Italia e diventa poi cammino come percorso aperto a tutti e tutte e curato da chi abita i paesi attraversati. Dopo sei anni, quest’anno torneremo a camminare insieme con il progetto della Carovana per ascoltare e raccontare i territori a dieci anni dal sisma”. “La Carovana – aggiunge Patrizia Caruso, responsabile Unità Resilienza di ActionAid – rappresenta un passaggio importante, perché rimette al centro ciò che spesso viene messo ai margini: il protagonismo delle comunità e la forza delle iniziative dal basso. In questi anni di lavoro nel cratere sismico abbiamo visto che la ricostruzione non è solo un processo tecnico, ma un percorso vivo, fatto di persone, relazioni e visioni condivise. Dare spazio a queste esperienze significa riconoscere che i territori non sono solo destinatari di interventi, ma soggetti attivi, capaci di generare cambiamento e futuro”.