“Ringraziamo il Santo Padre Leone XIV per questo dono prezioso e immenso che ha reso alla Chiesa, riconoscendo l’offerta della vita del Servo di Dio Cardinale Ludovico Altieri”. Lo dice oggi il vescovo di Albano, mons. Vincenzo Viva, dopo la venerabilità, autorizzata oggi, del card. Ludovico Altieri (1805–1867), vescovo di Albano da parte del Papa che questa mattina ha ricevuto in Udienza il card. Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi. La notizia è stata accolta dal suono delle campane a festa in tutta diocesi laziale. “Accogliamo la notizia con gioia e gratitudine filiale: per la sua testimonianza di carità e di vicinanza al popolo, e per il sacrificio ultimo della sua vita, non avendo voluto abbandonare i malati, il cardinale Altieri è stato, e continua a essere, un faro che illumina la vita di fede della Chiesa di Albano”, aggiunge mons. Viva: “attingere a questa testimonianza significa riscoprire una ricchezza immensa: il Vangelo vissuto nella vita dei Santi, espressione della storia antica e feconda della nostra Chiesa di Albano. Sono fratelli e sorelle intercessori per un volto di Chiesa che custodendo viva la memoria del passato, si impegna oggi per aprire il cuore della gente alla speranza, contribuendo così a orientare il cammino di tutto il popolo di Dio sulla via della pace”. “In qualche modo – dice il postulatore della fase romana della causa di beatificazione e canonizzazione, del card. Altieri, Waldery Hilgeman – tutti siamo frutto del dono della vita ricevuto da altri. È una consapevolezza che richiama alla nostra profonda interdipendenza: ‘siamo membra gli uni degli altri’, come scrive San Paolo. Siamo parte di un unico corpo, nel quale ciascuno, pur nella propria fragilità, è necessario. In questa luce, le testimonianze di una vita donata continuano a parlare con forza anche oggi. Esse rendono presente il Vangelo vissuto, mostrando che l’amore più grande non è un ideale irraggiungibile, ma una realtà possibile, capace di trasformare la storia”. Nel 1867, mentre la città di Albano era colpita da una grave epidemia di colera, il card. Altieri, informato della situazione, decise di lasciare Roma e di recarsi immediatamente tra i suoi fedeli. Lo fece nonostante i consigli contrari e nella piena consapevolezza del rischio che correva. Giunto in diocesi visitò i malati, amministrò i sacramenti, organizzò i soccorsi e mise a disposizione anche i propri beni per alleviare le sofferenze dei più poveri. “La sua scelta – afferma don Andrea De Matteis, Vicario Giudiziale della diocesi di Albano – fu libera, consapevole e profondamente radicata nella carità pastorale. Come attestano le fonti, egli riconosceva che il pastore non può abbandonare il proprio gregge nel momento del pericolo. Dopo pochi giorni di servizio incessante, colpito dal contagio, il Cardinale Altieri offrì la propria vita, morendo l’11 agosto 1867. In questo gesto si rivela l’amore più grande: scegliere di dare la vita per gli altri, fino alla fine. La sua morte non fu soltanto l’esito di una epidemia, ma il compimento di una vita donata. In lui si rende visibile il volto del Buon Pastore, che non fugge davanti al pericolo, ma rimane accanto al suo popolo fino al dono totale di sé”.