“Il Vangelo di Pasqua consegna un dettaglio decisivo: Gesù risorto non cancella le ferite della croce, ma mostra le mani e il costato trafitti. La sua pace non è dimenticanza del dolore, bensì vittoria dell’amore dentro il dolore”. E’ quanto scrive mons. Adelio Dell’Oro, vescovo della diocesi di Karaganda (Kazakistan), in una riflessione per la Pasqua 2026, giunta al Sir. “La pace che Cristo dona non è la semplice assenza di conflitti, ma riconciliazione profonda con Dio, con se stessi, con gli altri e con il creato”, scrive il vescovo. “Per questo il saluto pasquale “Pace a voi” annuncia una realtà nuova: la morte è vinta e il peccato è perdonato. In un tempo segnato da guerre, fratture sociali e inquietudini interiori, questa parola conserva tutta la sua forza”.
Nella lettera mons. Dell’Ooro ricorda lo speciale Anno di san Francesco (10 gennaio 2026 – 10 gennaio 2027), indetto da Papa Leone. Sono infatti trascorsi otto secoli da quando il 3 ottobre 1226, alla Porziuncola, Francesco è andato incontro a “sorella morte” come “un uomo finalmente pacificato”. “Il messaggio francescano è oggi di grande attualità”, riflette il vescovo. “Viviamo in un’epoca segnata da paure diffuse; spesso si cercano soluzioni tecniche a problemi che hanno radici nel cuore umano. La Pasqua – aggiunge – ci ricorda che la vera svolta avviene quando Cristo entra nelle nostre chiusure e mostra le sue piaghe gloriose. L’Anno di san Francesco ci invita a riscoprire che la pace è possibile quando l’uomo si lascia riconciliare con Dio. Solo un cuore riconciliati genera relazioni nuove e comunità più fraterne”. Da qui mons. Dell’Oro formula “un augurio che diventa cammino”: “Il mondo non ha bisogno anzitutto di strategie nuove, ma di uomini e donne portatori di vera pace, cioè di una presenza diversa”.