Dal 24 marzo al 12 aprile, l’Oratorio del Gonfalone di Fabriano ospiterà la mostra “I volti della povertà in carcere”, tratta dall’omonimo volume con fotografie di Matteo Perna Selci e testi di Rossana Ruggero, pubblicato da EDB – Edizioni Dehoniane Bologna.
L’evento, promosso dal Settore Carcere e Devianza della Federazione nazionale italiana Società di San Vincenzo De Paoli Odv, si aprirà domani con un doppio appuntamento: alle 10.30, presso la sala Avis in via Mamiani, si terrà la presentazione dell’evento, a seguire l’inaugurazione ufficiale della mostra all’Oratorio del Gonfalone.
La mostra offrirà uno sguardo profondo e lontano dagli stereotipi sulla realtà carceraria: volti, storie e frammenti di vita restituiti attraverso immagini capaci di cogliere silenzi, solitudine, ma anche momenti di umanità e condivisione. Un racconto visivo che mette in luce un’umanità sospesa tra il peso del passato e la speranza di un futuro diverso.
Durante la mattinata interverranno i rappresentanti delle istituzioni locali, la responsabile del Settore Carcere e Devianza della Società di San Vincenzo De Paoli Antonella Caldart, il presidente del Consiglio centrale di Fabriano della Società di San Vincenzo De Paoli, Sandro Tiberi, il responsabile dell’evento Gabriele Cinti, che illustreranno il percorso e gli obiettivi educativi dell’iniziativa. A portare la vicinanza della diocesi sarà Gianluca Farnesi, direttore della Caritas diocesana.
“Si tratta di un’occasione preziosa per avvicinare i giovani a una realtà spesso sconosciuta, a un’umanità spesso dimenticata – sottolinea Antonella Caldart –. Soffermarsi a guardare questi volti significa cogliere le difficoltà delle persone detenute e riconoscere l’importanza di custodire la dignità di ogni individuo, stimolando consapevolezza e responsabilità civica”
Particolare attenzione sarà rivolta proprio ai giovani: durante il periodo di apertura sono state invitate le scuole secondarie di secondo grado di Fabriano, con percorsi guidati di circa 75 minuti. Le visite prevedono un’introduzione, attività di gruppo sulle fotografie, momenti di restituzione e dialogo finale, con l’obiettivo di superare stereotipi e promuovere una comprensione più consapevole e responsabile della realtà carceraria.
“L’iniziativa intende offrire uno sguardo nuovo sulla realtà carceraria, aprendo simbolicamente le porte del carcere per far conoscere le storie vere di chi lo vive dall’interno – dichiara Sandro Tiberi -. Attraverso immagini e parole, la mostra propone un percorso umano e sociale che invita alla riflessione sul legame tra povertà, marginalità e detenzione”.
Un messaggio ripreso da Gabriele Cinti: “La mostra intende evidenziare il legame tra povertà, marginalità sociale e detenzione, stimolando nei visitatori una riflessione critica e favorendo la diffusione di una cultura della dignità e della corresponsabilità sociale”.
La mostra nei prossimi mesi sarà allestita in altre città italiane, tra cui Bologna e Cagliari. Ogni tappa porterà con sé il proposito di diffondere il valore dell’accoglienza e della dignità umana, soprattutto nelle situazioni di maggiore fragilità.