A Modena nasce la prima comunità energetica che trasforma il fotovoltaico in solidarietà

In un periodo in cui cresce il prezzo dell'energia, un esempio virtuoso arriva da una diocesi italiana. La parrocchia di San Faustino, la sua scuola e l’Ospedale privato accreditato entrano nella CER "Luigi Viappiani SC" per produrre energia pulita e destinarne i proventi alle famiglie in difficoltà. Il parroco don Guido Bennati: "Era una ulteriore occasione per mostrare attenzione al creato e, al tempo stesso, un progetto di carattere sociale"

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Chiedete a un fisico cosa sia una comunità energetica rinnovabile e vi parlerà di cabine primarie, kilowattora condivisi, tariffe incentivanti. Chiedete a Don Guido Bennati, parroco di San Faustino, e vi risponderà che è uno strumento per aiutare le famiglie che non arrivano a fine mese. Entrambe le risposte sono giuste. Ed è proprio in questo scarto – tra la logica dell’efficienza energetica e quella della cura delle persone – che si annida la novità del progetto presentato oggi a Modena.
Tutto è cominciato con un tetto che perdeva. La canonica di San Faustino aveva bisogno di manutenzione straordinaria, e la comunità parrocchiale si è chiesta se non fosse anche l’occasione giusta per fare qualcosa di più: installare pannelli fotovoltaici, coinvolgere la scuola — i cui tetti si prestano per orientamento e irraggiamento — e trasformare una necessità in un progetto. Sullo sfondo, la riflessione ispirata dalla Laudato Si’ di Papa Francesco: cosa può fare una comunità parrocchiale, concretamente, per prendersi cura del creato? Il dialogo tra i parrocchiani ha fatto il resto, portando all’incontro con la CER “Luigi Viappiani SC”.

Parrocchia San Faustino (foto ufficio stampa)

Una CER non è solo tecnica. Per comprendere la portata del progetto occorre sapere cosa sia una Comunità Energetica Rinnovabile. Una CER è un soggetto giuridico autonomo – associazione, cooperativa o altra forma – i cui soci condividono energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili attraverso la rete di distribuzione esistente. Non servono cavi speciali né infrastrutture dedicate: l’energia prodotta dai pannelli fotovoltaici viene immessa nella rete e “virtualmente” condivisa tra tutti i membri connessi alla stessa cabina primaria.
Gli impianti presenti su scuola e canonica della Parrocchia santi Faustino e Giovita, che hanno beneficiato della legge regionale sulle CER, hanno una capacità installata di 110 Kwp, in grado di produrre 130.000 Kwh e di ridurre di 70.000 chilogrammi ogni anno le emissioni di CO2 in atmosfera – valori equivalenti a mettere a dimora 305 piante.
Il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) riconosce alla configurazione una tariffa incentivante sull’energia condivisa e un corrispettivo a rimborso di alcune componenti tariffarie. L’obiettivo principale, per legge, non è il profitto: è generare benefici ambientali, economici e sociali per la comunità e il territorio in cui opera. Da qui la natura di società cooperativa a mutualità prevalente della CER ‘Luigi Viappiani’, attiva con una altra configurazione a Castellarano realizzata assieme al Comune.
È su questo secondo versante – quello sociale – che la configurazione di San Faustino costruisce il suo tratto distintivo.

La gran parte delle risorse prodotte non viene redistribuita tra i soci in proporzione alla loro quota, ma indirizzata verso chi ne ha più bisogno. Un modello che rovescia la logica ordinaria delle comunità energetiche: non si entra per spendere meno in bolletta, ma per mettere il proprio risparmio a disposizione degli altri.

Il quartiere di San Faustino e i numeri della solidarietà. Per capire perché questo progetto nasce proprio qui, occorre conoscere il quartiere. La parrocchia di San Faustino si è ampliata negli anni, unendosi con la parrocchia della Beata Vergine Addolorata, e con essa è cresciuto il territorio di riferimento – e le situazioni di fragilità sociale. Il tessuto del quartiere non è più quello degli anni Settanta e Ottanta: aumentano le famiglie in difficoltà economica, crescono le richieste di aiuto, si moltiplicano le forme di povertà silenziosa. I numeri della Caritas parrocchiale restituiscono la dimensione concreta del bisogno: sono 70 le famiglie seguite dal Centro d’ascolto per la distribuzione di cibo e vestiti, con l’Emporio solidale aperto quattro volte alla settimana. La parrocchia gestisce due doposcuola che accolgono complessivamente 80 bambini – 40 di San Faustino e 40 della parrocchia della Beata Vergine Addolorata – e ospita in quattro appartamenti altrettante famiglie in situazione di emergenza abitativa, in accordo con i servizi sociali. A queste attività si aggiungono il gruppo di socialità per anziani “Sanfa Senior” e “La palestra della memoria”, progetto di un’associazione modenese ospitato nei locali parrocchiali. Tutte realtà che richiedono risorse continue e che, anche grazie alle risorse distribuite dalla CER, potranno svilupparsi ulteriormente.

Dalla Laudato Si’ ai tetti di San Faustino. C’è un filo sottile, ma solido, che lega i pannelli fotovoltaici di una scuola modenese a un documento del Magistero cattolico. Nell’enciclica Laudato Si’ del 2015, Papa Francesco ha invitato ogni comunità cristiana ad assumersi una responsabilità concreta nella cura della casa comune, indicando nelle energie rinnovabili e nelle comunità di piccoli produttori una via percorribile per costruire un modello di sviluppo più umano e più solidale. La riflessione dell’enciclica  che si inserisce in una tradizione pluridecennale della Chiesa su questi temi  è stata il punto di partenza esplicito della comunità parrocchiale di San Faustino nel partecipare a questo progetto.

Il progetto di San Faustino si inscrive esplicitamente in questa tradizione: una parrocchia che installa pannelli sul tetto della propria canonica non sta semplicemente riducendo i costi energetici, sta dando corpo a una visione in cui la transizione ecologica e la cura dei poveri non sono obiettivi alternativi, ma facce della stessa medaglia.

Non a caso, il Borgo Laudato Si’  il progetto vaticano a Castel Gandolfo voluto da papa Francesco come dimostrazione concreta dei principi dell’enciclica  prevede anch’esso la creazione di una comunità energetica fondata su fonti rinnovabili.

da sinistra verso destra Alessandro Tripoli, Andrea Serri, don Guido Bennati

Un unicum provinciale, e un modello replicabile. Ciò che rende questa configurazione un caso unico, almeno a livello provinciale, è la combinazione di soggetti coinvolti: una parrocchia, una struttura scolastica, una casa di cura privata accreditata, accomunate dall’appartenenza alla stessa cabina primaria e da una visione condivisa del bene comune. Don Bennati parla di “piccole comunità” – la parrocchia, la scuola, la cooperativa, l’ospedale – che hanno dato vita a una rete preziosa, capace di coinvolgere a sua volta altri soggetti del territorio. La logica di produzione e consumo locale, oltre a ridurre le emissioni di CO2, abbatte anche la quota di energia trasportata attraverso le linee dell’alta tensione, con un beneficio indiretto sull’impatto elettromagnetico delle dorsali.

Il progetto non è concepito come un punto di arrivo. La struttura della CER “Luigi Viappiani SC” è aperta e scalabile: nuovi soci – famiglie, imprese, associazioni, enti del terzo settore, – potranno aderire nel tempo, ampliando la capacità produttiva e moltiplicando i benefici per il territorio, in questa o altre cabine primarie. Mantenendo sempre il rispetto del principio fondante: essere una comunità di persone che lavorano insieme a favore della comunità nella quale vivono e operano.

“Tutto è cominciato da una riflessione ispirata dalla Laudato Si’: cosa possiamo fare, come comunità parrocchiale, per prenderci cura del creato? Poi c’era da rimettere a posto il tetto della canonica, perché pioveva dentro – dice don Guido Bennati, parroco di San Faustino -. Ci siamo chiesti se non fosse l’occasione per prendere due piccioni con una fava. Era anche il momento per coinvolgere la scuola, i cui tetti si prestavano per posizione e irraggiamento. Il tessuto sociale del quartiere non è più quello degli anni Settanta: le situazioni di fragilità sono cresciute, le famiglie che si affidano alla Caritas sono aumentate e continuano ad aumentare”.

“Abbiamo capito che questo poteva essere anche un progetto di carattere sociale: attenzione al creato e, al tempo stesso, risorse per chi ne ha bisogno. Quattro piccole comunità — una parrocchia, una scuola, una cooperativa e un ospedale — che hanno dato vita a una rete preziosa”.

La CER “Luigi Viappiani SC” nasce nel 1979 come cooperativa edilizia e si trasforma nel 2023 in comunità energetica perché i valori che la animano – la solidarietà, la condivisione, il radicamento nel territorio – non cambiano, cambia solo lo strumento con cui li pratichiamo. Questo progetto a Modena dimostra che una CER può essere molto più di un’operazione tecnica: può diventare un’infrastruttura sociale. È questa la direzione in cui vogliamo crescere”, concluide Andrea Serri, presidente della CER “Luigi Viappiani SC”.

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