“La situazione umanitaria in Libano è davvero molto seria”. È l’allarme lanciato da Peter Mahfouz, coordinatore di Caritas Lebanon Youth, in un’intervista raccolta da Caritas Lodigiana e pubblicata dal quotidiano Il Cittadino di Lodi. L’escalation di violenza e i bombardamenti, racconta, “hanno costretto molte famiglie a fuggire dalle proprie case”, generando un crescente flusso di sfollati interni che cercano riparo in rifugi improvvisati o presso parenti già in difficoltà economica. I bisogni più urgenti riguardano “cibo, pasti caldi, materassi, coperte, forniture igieniche e accesso alle cure mediche”, senza dimenticare “il profondo impatto psicologico, soprattutto sui bambini”. Mahfouz ricorda anche la morte di padre Pierre El Raii, cappellano di Caritas, ucciso nei giorni scorsi. “La sua perdita ha toccato profondamente la famiglia Caritas. Era un pastore rimasto vicino alla sua gente anche nei momenti più difficili. Il suo sacrificio è un doloroso promemoria del costo umano della guerra, ma anche una testimonianza di fede e dedizione”. Nonostante il clima di paura, i giovani volontari di Caritas Lebanon Youth “si sono mobilitati fin dai primi momenti della crisi”. Distribuiscono pasti caldi, coperte, vestiti e beni essenziali, e organizzano attività per i bambini nei rifugi “per offrire momenti di sollievo e normalità”. La loro presenza, sottolinea Mahfouz, è “il segno che, anche nel mezzo della crisi, la solidarietà rimane forte”. Molti giovani libanesi vivono il dilemma se restare o lasciare il Paese. “Io stesso ci penso ogni giorno”, confida Mahfouz. Ma Caritas continua a sostenere la speranza: “Ricordiamo ai giovani che non sono soli e che il loro ruolo nella ricostruzione della società è essenziale. Qui la speranza è una decisione: continuare a servire e a credere nella dignità di ogni persona, nonostante tutto”.