Famiglia nel bosco: Terragni (Agia), “ho incontrato i bambini Trevallion. Stanno fisicamente bene, ma il disagio è evidente”

“Ho incontrato i bambini Trevallion. Stanno fisicamente bene ma la loro notevole agitazione psicomotoria, insieme a un atteggiamento di paura e diffidenza nei confronti degli estranei, rivela un disagio evidente che non sorprende visti i ripetuti traumi a cui sono stati sottoposti, ultimo l’improvvisa separazione dalla madre che ha vissuto con loro questi quasi quattro mesi nella casa-famiglia di Vasto”. A parlare è Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia), all’indomani della visita compiuta nella casa-famiglia che ospita i bambini della famiglia nel bosco. “Avevo richiesto di essere accompagnata nella visita da un consulente medico esperto indipendente – prosegue – ma il Tribunale non lo ha consentito dati ‘gli effetti che ulteriori invadenze potrebbero avere sull’equilibrio emotivo dei minori’”.
“Inutile dire che il loro trasferimento in un’altra struttura, così come disposto dalla recente ordinanza del Tribunale, costituirebbe un ulteriore trauma ad aggravare una situazione psicologica già evidentemente problematica: bene, dunque, che tutrice e curatrice presentino, come annunciatomi, un’istanza per sospendere il provvedimento e consentire la permanenza dei minori nella casa-famiglia di Vasto”.
“Resto dell’opinione – continua Terragni – che vi sia un’evidente sproporzione tra le problematiche riscontrate nella famiglia Trevaillon e la decisione di sradicare i bambini dalla loro casa, dai loro affetti e dalle loro abitudini di vita. E che la radice di questa sproporzione sia nel sostanziale fallimento del progetto elaborato dai servizi sociali. Alle iniziali difficoltà di relazione con il nucleo – difficoltà che probabilmente, sia pure in gradi diversi, si presentano ogni volta che una famiglia viene attenzionata – non si è saputo rispondere con adeguata professionalità. Il che torna a porre il tema, già da tempo alla nostra attenzione, di un’inadeguata formazione degli operatori dei servizi che intervengono nella delicatissima trama delle relazioni e dei legami familiari. Sarebbe stato importante un confronto con l’assistente sociale impegnata nel caso, confronto al quale purtroppo l’operatrice non si è resa disponibile”.
“Non resta che auspicare una rapida risoluzione della vicenda per il bene dei bambini e per la salvaguardia del loro futuro, intraprendendo ogni possibile mediazione e tenendo conto che la misura del tempo nell’età evolutiva non è paragonabile a quella degli adulti, e in particolare ai tempi dei procedimenti giudiziari. E che la famiglia è e deve restare un’isola, come ha affermato il giurista Arturo Carlo Jemolo, ‘che il mare del diritto deve solo lambire’. A meno di non volerla ridurre a definitiva insignificanza rispetto a uno stato che intenda surrogarla con altre istituzioni”.
Per la garante, “un aspetto non trascurabile della vicenda è la demonizzazione misogina della madre Catherine Birmingham, stigmatizzata come ostativa e oppositiva”.

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