Nel dicembre del 1994, mentre l’Italia viveva una stagione di profondi cambiamenti politici e sociali, nella Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie nasceva un progetto editoriale destinato a diventare nel tempo molto più di un semplice bollettino ecclesiale.
In Comunione vedeva la luce come mensile diocesano con un obiettivo chiaro: raccontare la vita della Chiesa locale, dare voce alle comunità parrocchiali e costruire legami in un territorio ampio e articolato, abitato da circa 300mila persone. La nascita del giornale non fu un atto formale, ma una scelta pastorale. In un’epoca in cui la comunicazione ecclesiale era ancora affidata prevalentemente a circolari interne e fogli parrocchiali, l’idea di un mensile diocesano rappresentava un salto di qualità: uno strumento stabile, riconoscibile, capace di mettere in rete le diverse realtà di Trani, Barletta e Bisceglie.

(Foto Patimo/Sir)
Spazio di confronto. In Comunione si propose fin dall’inizio come spazio di informazione, formazione e confronto. Non solo cronaca di eventi religiosi, ma approfondimento culturale, attenzione al territorio, dialogo con le istituzioni e ascolto delle esperienze associative. Un laboratorio permanente di racconto ecclesiale, radicato nella vita quotidiana delle comunità. La diocesi si estende su città dalla forte identità storica e culturale, ciascuna con il proprio volto e la propria tradizione. Raccontare un territorio così composito ha richiesto, negli anni, uno sguardo capace di tenere insieme differenze e sensibilità diverse, senza perdere l’unità.
Modello editoriale sinodale. È qui che si innesta la cifra più originale del mensile: il suo modello editoriale sinodale. Oggi In Comunione può contare su una rete di circa trenta collaboratori volontari. Non una redazione centralizzata nel senso classico, ma un gruppo diffuso, formato da sacerdoti, laici, religiosi, professionisti e giovani impegnati nelle parrocchie e nelle associazioni. Questo modello non è soltanto organizzativo: è teologico e pastorale. È l’applicazione concreta di una Chiesa che cammina insieme, dove la comunicazione non è verticale ma circolare, non calata dall’alto ma costruita attraverso l’ascolto e la partecipazione. Ogni collaboratore porta uno sguardo particolare, seguendo la vita liturgica e pastorale, il mondo della scuola e della cultura, il volontariato e il sociale, oppure curando rubriche di approfondimento teologico e testimonianze di vita. “Il vostro radicamento capillare testimonia il desiderio di raggiungere le persone con attenzione e vicinanza, con umanità. Anzi, direi che ben rappresentate quella geografia umana che anima il territorio” – il pensiero di mons. Leonardo D’Ascenzo nella lettera alla comunità diocesana in occasione del trentennale del giornale.
“Con la diocesi”. Il risultato è un giornale che non parla della diocesi, ma parla con la diocesi. In questi oltre trent’anni, il mensile è stato anche una scuola di giornalismo ecclesiale. Molti giovani hanno imparato a scrivere, intervistare, verificare le fonti, confrontarsi con l’etica della comunicazione. La scelta del volontariato non è stata un limite, ma una forza. La gratuità dell’impegno ha custodito lo spirito originario del progetto: servire la comunione. In una diocesi che supera i 250mila abitanti, il mensile è diventato uno strumento di coesione, capace di far conoscere iniziative lontane pochi chilometri ma spesso sconosciute tra loro.
“Segno concreto”. Dal dicembre 1994 a oggi, In Comunione ha attraversato cambiamenti ecclesiali e sociali significativi, rinnovando linguaggi e strumenti ma restando fedele alla sua missione: essere luogo di incontro tra fede e vita, tra Vangelo e storia. A più di trent’anni dalla sua nascita, In Comunione non è soltanto un mensile diocesano: è un segno concreto di una Chiesa che sceglie di raccontarsi insieme. Nato come scommessa pastorale, continua oggi a essere uno strumento di comunione reale, fedele al suo nome e al suo programma: camminare insieme e narrare, mese dopo mese, la vita di una Chiesa che ascolta e racconta.

