Nel lavoro giornalistico “non abbiamo di fronte qualcuno da etichettare con un aggettivo, ma una persona sulla quale Dio ha un disegno. Lo sguardo con cui il cristiano osserva il mondo trova linfa dal vangelo”. Lo ha detto Andrea Monda, direttore de “L’Osservatore Romano”, intervenendo on line al quarto corso di giornalismo di Parola di Vita, in corso a Cosenza. “Il nostro sguardo non può essere ideologico o pregiudizievole, ma il giornalista cristiano dovrebbe sapere che la realtà è complessa e che, per questo, la pretesa di dire e sapere tutto è terribile”, ha aggiunto. Da qui l’invito a un giornalismo che “ascolta, con i suoi strumenti, con lo stetoscopio della sua penna e del suo taccuino, e accompagna la gente che incontra lungo il cammino, come il buon samaritano, trovando, come un poeta, la parola per dire ciò che i suoi occhi e il suo cuore hanno visto. Ci vuole una parola capace di fare sintesi ma anche di cogliere tutta la ricchezza della realtà”.
Nel corso dello stesso incontro è intervenuta on line anche Chiara Genisio, vicepresidente della Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc). “La cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali è stata la sinfonia della capacità degli italiani di mettere in scena la bellezza”, ha affermato, sottolineando che “lo sport ha emozionato, ma è il territorio che custodisce: è tutto ciò che è stato raccontato dai settimanali diocesani”. “La nostra forza è esserci, raccontare ciò che accade realmente. Il giornalismo locale non nasce per rincorrere il consenso ma per servire la comunità. È nella cronaca locale che i volti e le storie trovano significato”, ha proseguito, evidenziando che “chi è radicato sul territorio sa distinguere il fatto dall’apparenza” e che oggi “rischiamo che sia l’algoritmo a scegliere cosa raccontare e come, ma l’algoritmo sacrifica la verità”. I settimanali diocesani, ha concluso, sono “imprese culturali che richiedono responsabilità, formazione ed etica, perché le parole possono costruire, ma possono anche distruggere”.