“Anche la liturgia è e può esser sempre più culla di speranza! E questo perché la liturgia non è un orpello antico, non roba da iniziati, non è un rito freddo. Anzi, è un incendio. È la memoria viva di un Amore che ha attraversato la morte, che l’ha vinta, e che ogni giorno continua a risorgere nei frammenti della nostra vita. Sì, la liturgia è il grembo in cui si genera la fede, la mensa su cui si nutre la carità, la casa dove abita la speranza. Una speranza che non si compra, non si fabbrica, ma si riceve come dono, come respiro, come promessa fedele”. Lo ha detto, stasera, il card. Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli, nella celebrazione dei vespri in cattedrale, che ha aperto la 75ª Settimana liturgica nazionale, sul tema “Tu sei la nostra speranza. Liturgia: dalla contemplazione all’azione”.
E, ha sottolineato il porporato “questa speranza ha un volto. Ha il volto del Crocifisso Risorto. E ha anche il volto di chi, come S. Gennaro, ha testimoniato fino alla fine che l’amore è più forte della violenza, che la mitezza è più ostinata del potere, che il sangue versato in nome di Cristo è seme e non la fine. Napoli lo sa. Napoli lo porta nel cuore, nel grembo, nel petto. Perché il sangue del suo vescovo non è solo reliquia, ma parola che continua a parlare, che continua a scuotere, che chiede ancora oggi: ‘Per chi dai la vita? Per cosa sei disposto a sanguinare?'”.
Per il card. Battaglia, “il vescovo e martire Gennaro ci insegna che esiste anche una liturgia del corpo che si spezza e del sangue che si dona. Pur avendo poche notizie della sua vita, possiamo davvero immaginare che seppur in modo e forma diverse dal nostro tempo, Gennaro abbia vissuto la mensa eucaristica e la preghiera come una vera liturgia della vita, in cui ogni gesto era offerta, ogni respiro sacrificio, ogni giorno una comunione”. Gennaro “non ha separato il culto dalla vita, ma ha fatto della sua vita un culto. Il martirio non è stato un’improvvisazione eroica – non lo è mai -, ma il compimento naturale di una esistenza fatta dono. In lui, la preghiera si è fatta sangue, la fede si è fatta carne, l’amore si è fatto dono, resistendo al male, all’insignificanza, alla disperazione di un potere che può uccidere il corpo ma non può nulla sul cuore, sull’anima”.