“C’è una tentazione, che affascina oggi tante persone ma che può sedurre anche tanti cristiani: immaginare o fabbricarci un Dio astratto, collegato a una vaga idea religiosa, a qualche buona emozione passeggera”. Lo ha detto il Papa, nell’omelia della messa presieduta nella basilica di San Pietro per la Giornata mondiale della pace, ricordando che Gesù “è nato da donna, ha un volto e un nome, e ci chiama ad avere una relazione con lui”. “Cristo Gesù, il nostro Salvatore, è nato da donna”, ha ripetuto Francesco: “ha carne e sangue; viene dal seno del Padre, ma si incarna nel grembo della Vergine Maria; viene dall’alto dei cieli ma abita le profondità della terra; è il Figlio di Dio, ma si è fatto Figlio dell’uomo. Egli, immagine del Dio Onnipotente, è venuto nella debolezza; e pur essendo senza macchia, Dio lo fece peccato in nostro favore”. “È nato da donna, è uno di noi”, ha aggiunto a braccio. L’espressione “nato da donna”, per il Papa, “ci parla anche dell’umanità del Cristo, per dirci che egli si svela nella fragilità della carne”: “Se è disceso nel grembo di una donna, nascendo come tutte le creature, ecco che egli si mostra nella fragilità di un bambino. Per questo i pastori, andando a vedere con i loro occhi quanto l’angelo ha loro annunciato, non trovano segni straordinari o manifestazioni grandiose, ma trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. Trovano un neonato inerme, fragile, bisognoso delle cure della mamma, bisognoso di fasce e di latte, di carezze e di amore”.