Sono ore di preghiera e di ringraziamento per i circa 500 sfollati cristiani ospitati all’interno della parrocchia latina della Sacra Famiglia di Gaza. “Abbiamo cominciato dal 31 dicembre sera a festeggiare la solennità di Maria, Madre di Dio, e la Giornata mondiale della pace – racconta al Sir il parroco, padre Gabriel Romanelli -. È stata una messa molto partecipata nonostante il grande freddo e la pioggia di questi giorni. Abbiamo fatto la processione con l’icona della Madonna e poi la benedizione. Durante la celebrazione abbiamo letto la preghiera di Paolo VI per la pace per chiedere a Dio, ‘Padre di misericordia, di sostenere tutti quelli che sono in pena, soffrono e muoiono’ e che ‘per gli uomini di ogni razza, di ogni lingua venga il Suo regno di giustizia, di pace e di amore’”. “Abbiamo elevato il Te Deum – aggiunge padre Romanelli – per ringraziare Dio per averci mantenuto in vita, per aver rafforzato la nostra fede in questo contesto di odio e di morte, resi saldi nella speranza e nella carità. Diversamente sarebbe crollato tutto. Questo è il nostro ringraziamento a Dio. Continuiamo a pregare e a servire il prossimo come abbiamo sempre fatto in questo tempo lungo di guerra. Preghiamo incessantemente per ottenere il dono della pace. Abbiamo accompagnato Gesù e lui ha camminato con noi. Un cammino di preghiera che non si fermerà”. In questa missione la parrocchia di Gaza è sostenuta da Papa Francesco: “come accade ogni sera, sin dallo scoppio della guerra provocata dall’attacco di Hamas a Israele il 7 ottobre del 2023, non è mancata la telefonata di Papa Francesco alla nostra parrocchia – conferma padre Romanelli -. Ci ha chiamato, ha benedetto e salutato i nostri fedeli e ha voluto sapere come stavamo. Lui è un padre per tutti noi”.
- (Foto latin Parish)
- (Foto latin Parish)
Per dare un senso di festa ai bambini e alle famiglie ospitate in parrocchia, “i nostri giovani hanno preparato dei dolcetti distribuiti ai più piccoli. Ci sono state anche danze tradizionali”. Ma il pensiero del parroco corre anche ai sei neonati morti di freddo nelle tendopoli della Striscia: “sono peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio”.