Stefano, guarito per intercessione di Sandra Sabattini: “Porterò all’altare la sua reliquia. In lei ho visto ciò che io non ero e forse non sono ancora”

È anche grazie alla guarigione inspiegabile di Stefano Vitali da un tumore al colon che Sandra Sabattini sarà beatificata, perché la Chiesa ha riconosciuto il miracolo per sua intercessione. Anche se non si sono mai incontrati, le storie di Stefano e Sandra sono intrecciate a doppio, triplo filo. Entrambi sono riminesi, nati negli anni Sessanta e membri della Comunità Papa Giovanni XXIII. La serva di Dio Sandra Sabattini, morta a 22 anni per le conseguenze di un incidente stradale, diventerà beata il 24 ottobre nella cattedrale di Rimini. Stefano Vitali, 54 anni, è responsabile insieme a sua moglie di una casa famiglia, in cui vivono con sei figli, di cui due accolti con disabilità.

(Foto archivio)

Sono intrecciate a doppio, triplo filo le storie di Stefano Vitali e Sandra Sabattini. Anche se non si sono mai incontrati. Entrambi sono riminesi, nati negli anni Sessanta e membri della Comunità Papa Giovanni XXIII.

La serva di Dio Sandra Sabattini, morta a 22 anni per le conseguenze di un incidente stradale, diventerà beata il 24 ottobre nella cattedrale di Rimini. Stefano Vitali, 54 anni, è responsabile insieme a sua moglie di una casa famiglia, in cui vivono con sei figli, di cui due accolti con disabilità. È stato presidente della provincia di Rimini e oggi segue i progetti di cooperazione internazionale della Papa Giovanni XXIII. Ma, soprattutto, è anche grazie alla guarigione inspiegabile di Stefano da un tumore al colon che Sandra sarà beatificata, perché la Chiesa ha riconosciuto il miracolo per sua intercessione. “Con grande gioia ed emozione mi preparo per questa beatificazione, durante la quale sarò chiamato a portare all’altare la reliquia di Sandra – racconta Vitali al Sir –. Questo evento sarà, per noi della Comunità, una sorta di certificazione da parte della Chiesa che un’associazione come la nostra può portare avanti un progetto di santità se vive la propria vita come l’ha vissuta Sandra. Ultimamente stiamo scoprendo che sempre più persone nel mondo, soprattutto fuori dalla comunità, si avvicinano a Sandra, la pregano. Anche papa Francesco l’ha proposta come modello di santità in occasione del Sinodo sui giovani”.

Quale è stato il suo primo incontro con Sandra?
Don Oreste (Benzi, 1925-2007, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, ndr), di cui sono stato segretario per alcuni anni, parlava spesso di lei. Aveva intuito che questa ragazza aveva qualcosa di particolare. Io però avevo una conoscenza superficiale di lei. Quando mi sono ammalato, “il Don” è venuto a trovarmi e ha insistito che dovessimo affidare la mia guarigione all’intercessione di Sandra. Mia moglie, pensando al mio impegno in politica, voleva affidarmi a un altro riminese, il beato Alberto Marvelli. E invece don Oreste ha smosso mari e monti perché più persone possibili pregassero Sandra per me. Quando poi sono guarito, in realtà, ho dimenticato quel momento. Solo molto tempo dopo, tormentato dalla domanda “Perché proprio a me questa guarigione e non a un altro?”, ho iniziato a chiedermi cos’aveva da dirmi quella ragazza.

Che risposta ha trovato?

In lei ho visto ciò che io non ero e forse non sono ancora.

Sandra era di una semplicità disarmante: nonostante i molti talenti, era una donna di servizio vero, puro, gratuito. Non faceva nulla per tornaconto personale e a chiunque le chiedesse rispondeva sempre “sì”. E poi aveva un sorriso, lo stesso di don Oreste: io lo chiamo “il sorriso di Dio”, di quelle persone felici nonostante le difficoltà, perché si sentono parte di un progetto.

Lei racconta la sua esperienza in un libro, “Vivo per miracolo. Così Sandra Sabattini mi ha guarito” (Sempre Editore, 2020), i cui proventi sostengono i progetti missionari di “Condivisione fra i popoli”, la ong della Comunità. Come è cambiato il suo rapporto con la vita, ma anche la percezione della morte e del dolore?
Sandra nel suo diario scriveva che la vita è un dono e devi averne cura e vivere il tempo che ti viene dato in maniera totale. All’inizio della malattia ho avuto la fortuna – il miracolo è cominciato già in quel momento! – di essere in pace. Ho compreso che quello della malattia è un tempo da vivere. Il rifiuto del dolore, invece, fa parte della cultura del nostro tempo. In ospedale ho visto tante persone arrabbiate, tristi: avevano già scelto di non combattere, di non vivere. Oggi quello che non va lo buttiamo: chi non sta bene può scegliere di porre fine alla propria vita. Chi non sta bene già prima di nascere può essere tolto di mezzo. Così si perde la ricchezza di ciò che quella vita può insegnare a te e anche alla persona che la vive. Per me l’impegno di oggi e i viaggi nelle missioni della Comunità in giro per il mondo rappresentano una sorta di “restituzione”. Vivo nella gratitudine il tempo che mi è stato donato e sento che anche Sandra viaggia con me.

Sandra Sabattini studiava medicina, era fidanzata. Aveva conosciuto don Benzi a 12 anni ed era molto impegnata nella nascente Comunità Papa Giovanni XXIII. Sognava di andare in Africa come missionaria. Cosa dice ai suoi “coetanei”, giovani del 2021?
Don Oreste diceva: “Le cose belle prima si fanno e poi si pensano”. Oggi, soprattutto a causa della pandemia, siamo divenuti insicuri e timorosi. Sandra invece, nonostante vivesse le inquietudini della sua età, ha insegnato a buttarsi, a vivere pienamente, ad essere protagonisti della propria storia, a cercare, nel rapporto con Dio, la felicità.

Ora si aspetta con trepidazione anche un miracolo per intercessione di don Oreste…
Secondo me, lui non ha fretta da quel punto di vista, è tranquillo così! Naturalmente, speriamo che prima o poi arrivi. È appena giunta a Roma la documentazione per la chiusura della causa di beatificazione diocesana, quindi ci vorrà ancora un po’ di tempo per la dichiarazione della venerabilità.

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