Il crescente numero di Paesi che introducono o discutono limiti di età per l’accesso dei minori ai social network segna un cambiamento importante: dopo anni di autoregolamentazione, la protezione dei bambini nell’ambiente digitale sta diventando una responsabilità pubblica e un obbligo per le piattaforme. Nel dibattito aperto anche in Italia sull’ipotesi di limitare l’accesso ai social network per gli under 15, Fondazione Sos Il Telefono Azzurro Ets invita però a non ridurre una questione complessa alla sola scelta dell’età minima.
“Una soglia anagrafica può rappresentare uno strumento importante di protezione, soprattutto per i più piccoli, ma non può costituire da sola una politica per l’infanzia”, afferma Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro. “La domanda non è soltanto a quale età consentire l’accesso ai social, ma quali caratteristiche debba avere un ambiente digitale per essere sicuro e appropriato allo sviluppo di bambini e adolescenti”.
Per Telefono Azzurro, la responsabilità deve ricadere innanzitutto sulle piattaforme: profili privati e impostazioni protettive per default, limiti alla geolocalizzazione e ai contatti indesiderati, maggiore tutela rispetto agli algoritmi di raccomandazione, alla profilazione e alle tecniche progettate per massimizzare l’engagement.
La Fondazione sostiene inoltre sistemi di age assurance efficaci ma rispettosi della privacy, capaci di verificare la fascia di età senza determinare una raccolta generalizzata di documenti e dati personali.
Particolare attenzione deve essere dedicata all’intelligenza artificiale. “Regolamentare soltanto i social network rischia di significare intervenire sul problema di ieri”, sottolinea Caffo. “Chatbot e AI companions possono costruire con un adolescente relazioni continuative e apparentemente empatiche. Servono garanzie specifiche contro manipolazione emotiva, sessualizzazione, dipendenza relazionale e rischi legati ad autolesionismo e suicidio”.
Telefono Azzurro chiede inoltre che qualsiasi futura normativa garantisca sempre ai minori l’accesso ai servizi di emergenza, ascolto, salute mentale e tutela dell’infanzia, compresi 114 Emergenza Infanzia, 116000 Minori scomparsi e 19696.
La Fondazione propone infine un Child Digital Safety Framework italiano ed europeo, che integri social media, AI, age assurance, privacy, salute mentale, educazione digitale, responsabilità delle piattaforme e servizi di aiuto.
“Dobbiamo superare l’alternativa tra lasciare i ragazzi soli nel mercato digitale e tenerli semplicemente fuori dalla tecnologia”, conclude Caffo. “La sfida non è costruire un mondo senza tecnologia per i bambini. È costruire una tecnologia degna dei bambini”.