Che si trattasse di una “schiacciante vittoria” o di “schiacciante sconfitta” è emerso chiaro fin da subito e così ha iniziato a essere raccontato sui siti in giro per il mondo nella serata di ieri, 12 aprile, mentre ancora si contavano le schede elettorali delle elezioni ungheresi. Tisza, il partito guidato dal leader dell’opposizione Péter Magyar ha trionfato e mandato all’opposizione, dopo 16 anni di governo, Viktor Orban. Avendo ottenuto 138 seggi in Parlamento, Tisza ha superato quota 133, cioè i due terzi dei 199 seggi e potrà quindi formare un nuovo governo (alle elezioni del 2022, Fidesz con Viktor Orban ottenne 135 seggi). Così le oltre 5,8 milioni di persone che si sono recate alle urne ieri (il 77,8% degli aventi diritto) hanno decretato la fine dell’era Orban. “Il cuore dell’Europa batte più forte stasera in Ungheria”: è stato il primo commento che la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha affidato a X intorno alle 21.30, mentre iniziava l’esultanza per la vittoria. Ancora von der Leyen: “L’Ungheria ha scelto l’Europa. L’Europa ha sempre scelto l’Ungheria. Insieme, siamo più forti. Un Paese ritrova il suo cammino europeo. L’Unione si rafforza”. Dopo di lei a ruota Macron da Parigi e Merz da Berlino hanno espresso affidato a X la loro soddisfazione.
Sulla testata ungherese in lingua tedesca Pester Lloyd compaiono i primi commenti alla notizia: “L’Ungheria deve ora affrontare uno sconvolgimento politico di proporzioni storiche”. E sul sito di Magyar Hírlap le prime parole del grande sconfitto, Viktor Orban, leader di Fidesz che è arrivato a quota 55 seggi: “Non sappiamo ancora cosa significheranno queste elezioni per il destino del nostro Paese e della nazione, ma a prescindere dall’esito, lo serviremo, rafforzando la comunità di 2,5 milioni di elettori che si sono fidati di noi e non li deluderemo mai. Non ci arrenderemo mai, mai, mai”. In Parlamento ci saranno anche 6 deputati di Mi Hazánk Mozgalom (Patria nostra), partito di estrema destra. Sia Péter Magyar, sia Viktor Orbán hanno denunciato presunte irregolarità nelle elezioni.