Pakistan: matrimonio forzato con ragazza minorenne cristiana. Mons. Arshad (Islamabad), “profonda preoccupazione e allarme” per sentenza Corte costituzionale

Monsignor Joseph Arshad, arcivescovo di Islamabad, in Pakistan ha espresso “profonda preoccupazione e allarme” per una recente sentenza della Corte Costituzionale federale del Pakistan, riguardante il matrimonio di una ragazza cristiana minorenne. La sentenza, che ha confermato la validità del matrimonio di Maria Shahbaz, una ragazza cristiana di 13 anni, con un uomo musulmano, ha sollevato seri interrogativi sulla tutela dei minori e sui diritti delle minoranze religiose in Pakistan. Secondo la famiglia la ragazza sarebbe stata presumibilmente rapita, convertita con la forza e data in matrimonio senza il suo consenso libero e informato.

Mons. Joseph Arshhad, arcivescovo di Islamabad (foto: diocesi Islamabad)

L’arcivescovo Arshad sottolinea – in una nota giunta al Sir – che “casi di questo tipo devono essere affrontati rigorosamente in conformità con la legge del Paese, che stabilisce chiaramente l’età minima per il matrimonio a 18 anni”. Ha inoltre espresso preoccupazione per il fatto che le garanzie legali destinate a proteggere i minori non vengano applicate in modo coerente.
“Questa situazione è profondamente preoccupante”, si legge nella dichiarazione. “L’apparente incoerenza nell’applicazione delle leggi volte a proteggere i minori mina la fiducia nel sistema giudiziario e solleva gravi timori riguardo alla sicurezza e alla dignità delle comunità vulnerabili”.  Pur ribadendo il rispetto per l’indipendenza della magistratura monsignor Arshad ricorda che “i tribunali hanno la responsabilità fondamentale di garantire che tutte le accuse, in particolare quelle che riguardano conversioni forzate e matrimoni precoci, siano indagate in modo trasparente, imparziale e giusto”. Invita inoltre le autorità competenti ad “adottare misure immediate ed efficaci per garantire la protezione dei minori, difendere le garanzie costituzionali e rispettare gli impegni del Pakistan in materia di standard internazionali sui diritti umani”.
Anche numerosi avvocati e difensori dei diritti umani, in particolare quelli appartenenti a minoranze religiose, hanno fortemente condannato la recente sentenza della Corte Costituzionale federale del Pakistan, che ha confermato la validità del matrimonio con la ragazza cristiana minorenne e ha respinto un ricorso di habeas corpus presentato dal padre. Hanno definito la sentenza un’occasione mancata per proteggere le persone vulnerabili, avvertendo che rischia di aggravare le disuguaglianze e rafforzare un clima di impunità.

 

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