Funerali Domenico Caliendo: mons. Marino (Nola), “questa dolorosa vicenda ci insegna l’umiltà di non sentirci onnipotenti”. Ai genitori, “l’amore non va perduto”

(Foto ANSA/SIR)

“Possiamo raccogliere con pietà qualcosa di bello in questa triste vicenda, perché realmente trionfi la vita e non vinca la morte?”: è la domanda posta da mons. Francesco Marino, vescovo di Nola, celebrando oggi pomeriggio, in cattedrale, i funerali del piccolo Domenico Caliendo. Tra “le tante bellezze collaterali”, il presule ne ha sottolineate alcune: “Domenico ci parla del calore della nostra gente, dell’empatia, di un popolo che è capace ancora di farsi prossimo, nonostante tutto. Voi genitori avete sperimentato da parte di tantissimi che, anche solo con un fiore, con un abbraccio, un gesto di vicinanza, hanno desiderato farvi sentire meno soli. Abbiamo pregato con voi qui in cattedrale, nella vostra parrocchia della Stella, in molte case e comunità”.
Rivolgendosi ai genitori Antonio e Patrizia, ha aggiunto: “Ci avete ricordato che il dolore ha bisogno di essere condiviso, perché da soli non si può portare un peso così grande. Domenico, poi, ci ha ricordato la fragilità del cuore umano. Bisogna aver cura di ogni cuore, accostare la vita degli altri con delicatezza e sensibilità! Dobbiamo riscoprire la responsabilità di farci carico del cuore degli altri e dobbiamo sapere che quando si mette mano ai sentimenti altrui, si sta toccando un ‘organo’ delicatissimo per il quale ci vuole competenza, prudenza e amore”.
Secondo il vescovo, Domenico ci parla ancora, “continuando a incoraggiarci sul delicato tema della donazione degli organi. La sua storia ci racconta la generosità di genitori che hanno donato un cuore e di altri che ne hanno sperato da tempo la compatibilità. Incoraggiamo la donazione degli organi come gesto di grande amore e generosità. Continuiamo a credere nella buona medicina, nella formazione scientifica ed etica e non permettiamo agli errori umani, che pur ci sono stati, di spezzare quell’alleanza fiduciaria tra medico e paziente che è un valore necessario e che, come sappiamo, si rivela occasione di salvezza per tantissimi ammalati nei nostri ospedali, i quali – ricordiamolo sempre – sono delle eccellenze sanitarie”. Mons. Marino ha evidenziato: “Se tutti possiamo sbagliare, questa dolorosa vicenda deve insegnarci l’umiltà di non sentirci mai onnipotenti, anche quando siamo molto competenti. I miracoli li fa solo il Signore, noi siamo fragili e quando ci sentiamo troppo sicuri di noi stessi diventiamo fallaci”.
Come al figlio della vedova di Nain, Gesù ha detto anche a Domenico: “Giovinetto, dico a te, alzati!”. “Quel gesto è un segno, un anticipo della risurrezione. Noi oggi non vediamo quel miracolo come ce lo aspetteremmo con i nostri occhi umani. Ma, con gli occhi del cuore, crediamo che la risurrezione di Cristo ha operato qualcosa di più grande di noi: Domenico vive per sempre con il Cuore di Cristo! Il suo piccolo cuore, che ha sofferto tanto, ora riposa nel Cuore grande di Dio. E quel cuore non conosce fallimenti, non conosce interventi andati male, non conosce morte”.
Ai genitori e a tutta la famiglia di Domenico, mons. Marino ha detto “con rispetto e affetto: avete fatto tutto ciò che l’amore poteva fare. E l’amore non va perduto. L’amore che doniamo diventa capitale invisibile di nuova umanità. Il vostro bambino è custodito da Dio e un giorno, quando il Signore asciugherà ogni lacrima, ci sarà un incontro che nessuna malattia e nessuna morte potranno più spezzare. Ai suoi fratellini raccontate che la vostra casa ha una stanza in più, loro non la vedono, ma è quel paradiso che ora è diventato anche la stanzetta del piccolo Domenico”.
“La speranza cristiana – ha concluso -rimanga una luce accesa. Una luce più forte della morte”.

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