“La prima cosa che Dio fa davanti al dolore non è spiegare, ma condividere. Non offre una teoria, ma una vicinanza”. Lo ha detto, oggi pomeriggio, mons. Francesco Marino, vescovo di Nola, celebrando in cattedrale i funerali del piccolo Domenico Caliendo. Richiamando il passo del Vangelo della vedova di Nain, il presule ha ricordato che Gesù vedendo quella madre “fu preso da grande compassione”: “Gesù si avvicina, tocca la bara, entra nella scena della morte, non scappa, ci chiede di non piangere, ma di fidarci di lui. Oggi possiamo credere che Gesù si è avvicinato anche al letto di ospedale, alla sala operatoria, alle ore cariche di attesa e di paura. Era lì, nel silenzio dei corridoi, nel battito fragile di quel piccolo cuore. E quando quel cuore si è fermato, l’amore di Dio non si è fermato”.
Con le parole del Salmo 34 – “Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato” – mons. Marino ha aggiunto: “Oggi questa Parola è vera in modo particolare per voi genitori, per la vostra famiglia, per tutti noi. Dio, che è Padre, è vicino nel pianto, nella stanchezza, nelle domande che ci gridano dentro: ‘Perché?’. Lui solo può comandarci: ‘Non piangere!’”.
Anche il profeta Isaia, nella prima lettura, consegna una promessa: “Il Signore asciugherà le lacrime su ogni volto”. “Non dice che oggi non piangeremo. Dice che le nostre lacrime non sono l’ultima parola. C’è un giorno preparato da Dio in cui la morte sarà vinta definitivamente”, ha commentato il vescovo. E richiamandosi all’apostolo Paolo nella seconda lettura, il vescovo ha osservato: “Noi siamo tristi, sì. Profondamente. Ma non siamo senza speranza. Perché Gesù, toccando ora questa piccola bara bianca, come quel giorno il feretro a Nain, ci restituisce nella dolce speranza Domenico, come restituì quel figlio a sua madre. Ce lo restituisce già in maniera nuova, ma non meno reale; non in quel corpicino, ma in una memoria viva che nel tempo abbiamo il dovere di custodire e raccontare negli anni che verranno; proprio come tu, cara mamma Patrizia, con tutte le tue forze, ci stai gridando nel tuo esemplare e composto dolore”.
“L’evangelista – prosegue mons. Marino – conclude il racconto dicendo che il ragazzo si mise seduto e cominciò a parlare. Sì, anche Domenico ci parla ancora! Anche lui come i santi Innocenti martiri della strage di Erode, ci lascia un messaggio che ricorderemo per sempre. Senza poter parlare, oggi ci canta quella bellezza collaterale alla tragedia che ci ha frastornati”.