Attacco Usa-Israele a Iran: Ielpo (Custodia), “scegliere sempre la via della diplomazia”. Ieri testimonianza alle diocesi di Matera-Irsina e di Tricarico

(Foto Custodia di Terra Santa)

“In questo tempo segnato dalla guerra e dal conflitto, l’invito che facciamo a tutti i cristiani del mondo è quello di pregare per la pace, di non stancarsi di chiedere l’aiuto di Dio, perché i cuori si possano riconciliare e si possa scegliere sempre la via della diplomazia”. È l’appello che il Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, lancia attraverso i canali del Christian Media Center della Custodia di Terra Santa, in seguito alla guerra in corso tra Stati Uniti-Israele e Iran, che sta coinvolgendo anche paesi confinanti, come il Libano e del Golfo. “A volte pensiamo che sia inutile pregare, invece noi non ci accorgiamo del potere, della potenza che ha la preghiera. Quindi – rimarca il Custode – l’invito grande è a non stancarci mai di pregare, di chiedere da Dio, dal suo aiuto, il dono immenso della pace”. Parole ribadite anche durante un incontro online con le diocesi di Matera-Irsina e di Tricarico, guidate da mons. Benoni Ambarus, promosso proprio per manifestare vicinanza e solidarietà verso le popolazioni che vivono in quel territorio, conoscere le condizioni di vita attuali e comprendere quali siano le necessità più urgenti cui la comunità può rispondere con il proprio sostegno. Nella sua testimonianza padre Ielpo ha descritto una quotidianità segnata dall’emergenza e dalla precarietà, richiamando con forza la necessità di garantire alla popolazione beni essenziali come assistenza sanitaria, medicinali, cibo, acqua, ripari adeguati e condizioni minime di igiene. Ha sottolineato, inoltre, il dramma educativo di intere generazioni di bambini privati della scuola e di un percorso formativo stabile. Chiaro il messaggio del Custode: il compito della Chiesa in Terra Santa, come ovunque, è “stare”. Restare accanto, non abbandonare, condividere la sofferenza e la speranza delle persone, anche quando non è possibile offrire soluzioni immediate. In questo senso, la presenza dei religiosi e delle comunità cristiane che scelgono di rimanere, nonostante il rischio, diventa segno di un amore che non fugge e di una vicinanza concreta. L’incontro si è concluso con un appello alla pace: “la prima cosa che possiamo fare tutti, che costa sacrificio è quella di informarsi, di documentarsi perché la complessità di quanto accade non può essere ridotta a un titolo di giornale o a uno slogan, e non accontentarsi diventa un esercizio necessario di responsabilità e di amore”.

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