“Possiamo essere felici in un mondo così lacerato e ostile? E se sì, chi ci indicherà la strada?”. Sono domande di un giovane della diocesi di Oradea – nel nord-ovest della Romania – espresse durante il ritiro quaresimale e alle quali cerca di rispondere mons. Laszlo Bocskei, vescovo di Oradea e presidente della Conferenza episcopale romena (Cer), nel suo messaggio pasquale. Perché, spiega il vescovo, “in questi tempi turbolenti, molti si fanno sicuramente la stessa domanda”. E ricorda che nell’ultimo anno “sono scoppiati nuovi conflitti e oggi possiamo parlare di una minaccia quasi globale che mette in pericolo l’intera umanità”. Riflettendo sulle letture che la liturgia propone per la Vigilia e la domenica di Risurrezione, mons. Bocskei sottolinea che “la Pasqua è un tempo di grazia per ritrovare noi stessi, e questo significa permettere alla presenza di Dio di condurci dall’ombra delle nostre tante tombe all’inizio di una nuova vita”. “Vivere la Pasqua – aggiunge il vescovo – significa riconoscere il nostro posto nel disegno di Dio, lasciare che le grandi opere di Dio tocchino la nostra vita, liberarci da ciò che può allontanarci dall’incontro con il Dio vivente”. Mons. Bocskei incoraggia tutti a “non lasciare che le preoccupazioni provocate dagli avvenimenti circostanti spengano la fiamma del rinnovamento e della purificazione che arde in noi. Cristo vivente ci guida tra le tante ansie del ‘Venerdì Santo’ del mondo. È Lui che ci dona la luce pasquale della speranza”.