“Senza il dogma del peccato originale – che spiega la violenza senza assolverla – si oscilla tra due estremi: o si nega la violenza, e si finisce nella fragilità delle illusioni progressiste, o la si assolutizza, e si finisce nel culto della potenza”. Lo scrive mons. Antonio Staglianò, vescovo presidente della Pontificia Accademia di Teologia (Path), in un documento dal titolo “La teologia che manca: perché Thiel ha ragione (nel porre la domanda sbagliata)” diffuso dalla Path. Il testo risponde alle tesi del miliardario della Silicon Valley, Peter Thiel, sulla inevitabilità della violenza nella storia. Per mons. Staglianò, Thiel “ha il merito di aver smascherato una rimozione: l’Illuminismo ha effettivamente rimosso il problema del male, riducendolo a un difetto di educazione o di organizzazione sociale”. Tuttavia, “nel denunciare questa rimozione, non la supera: la capovolge”, finendo per fare della violenza “una struttura ontologica inevitabile”, una sorta di “peccato originale senza redenzione”. La differenza è “decisiva”: per la fede cristiana “il peccato originale spiega perché c’è tanta violenza nell’umano, ma non ne fa l’ultima parola”. Di fronte al ritorno delle categorie teologiche nel dibattito pubblico “in forma di ideologia, senza la memoria critica che la Chiesa ha accumulato nei secoli”, mons. Staglianò pone la domanda: “Quale teologia? Quella che riduce la fede a un lessico per nobilitare la potenza, o quella che sa che l’unica via d’uscita dalla violenza non è il sacrificio dell’altro ma il dono di sé?”.