Pasqua 2026: mons. Viva (Albano), le “nostre case e le nostre comunità” diventino “scuole di pace”

Il Risorto “entra in quel cenacolo sbarrato dalla paura” e offre la sua pace “che è qualcosa di assai più profondo di un semplice saluto”. Inizia così il messaggio del vescovo di Albano, mons. Vincenzo Viva per la Pasqua. Il presule sottolinea che nella mentalità biblica, la pace è “un dono che l’uomo riceve da Dio e trasmette a sua volta nella concretezza della vita e delle relazioni”. “Di nessun altro dono di Dio l’umanità ha oggi così urgente bisogno come del dono della pace che il Cristo Risorto ci ha portato”, scrive il presule: “le porte della paura e dello scoraggiamento appaiono, in questo tempo, più sbarrate che mai. Guerre e distruzioni, bombardamenti e sopraffazioni segnano la nostra attualità, affliggono troppi innocenti e fanno crescere muri di odio e di inimicizia tra persone e popoli. L’umanità appare avvelenata da un’aggressività sfrenata e non mancano leader politici che alimentano il mito distruttivo della violenza con la demonizzazione dell’avversario e lo sfruttamento delle paure della gente”. Per mons. Viva la Pasqua di Gesù – che “irrompe laddove tutto sembrava bloccato dalla forza del male”, chiama anche i discepoli di oggi a “farsi operatori di pace e di giustizia, percorrendo la via tracciata da Gesù. Il mondo ha urgente bisogno di uomini e donne, ricolmi della pace di Cristo, che possano nutrire il nostro tempo con i frutti dello Spirito Santo e mettere in pratica la misericordia insegnata dal Vangelo” . Per mons. Viva “ci sono giovani che lo hanno capito”. Nel recente viaggio a San Salvador il presule ha incontrato giovani universitari che hanno organizzato un servizio di sostegno allo studio e di promozione sociale per i ragazzi e le famiglie in una comunità dove “la povertà spinge facilmente i più vulnerabili fuori da ogni rete di protezione, lasciandoli prigionieri del disagio sociale o in balìa della malavita locale”. La pace portata dal Cristo Risorto diventa “concreta nella giustizia e nell’amore per i poveri”, sottolinea nel messaggio il vescovo di Albano: giovani universitari che “scelgono di portare pace e speranza laddove regnano l’ingiustizia e l’insicurezza, consapevoli che quella pace non proviene dal mondo, ma viene dal Signore Risorto e attraverso di loro raggiunge chi ne ha più bisogno”. Non occorre, però, andare fino a San Salvador per incontrare uomini e donne che si lasciano “trasformare dalla Pasqua del Signore”, spiega mons. Viva: “la storia e il presente della Chiesa sono, grazie a Dio, intessuti di testimonianze di vite laicali, sacerdotali e religiose vissute nel segno della Pasqua”. E cita il card. Ludovico Altieri (1805-1867), vescovo di Albano dal 1860 al 1867, dichiarato “Venerabile”: “testimone luminoso della Pasqua del Signore, proprio nella nostra città di Albano: nell’agosto del 1867 una pandemia di colera gettò nel terrore l’intera popolazione, seminando ammalati e vittime in tutta la zona dei Castelli. Pur pienamente consapevole del rischio, Ludovico Altieri si precipitò da Roma ad Albano per portare soccorso nell’emergenza sanitaria, farsi vicino alla gente”. Un vero “martire della carità”. E poi l’invito affinché le “nostre case e le nostre comunità” diventino “scuole di pace”, dove imparare a “disarmare le parole, a praticare il dialogo, a costruire ponti di giustizia e di riconciliazione”.

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