I vescovi polacchi invitano i fedeli a visitare le sinagoghe il 13 aprile, nel 40° anniversario della visita di Giovanni Paolo II al Tempio Maggiore di Roma. Nel 40° dello storico incontro di Giovanni Paolo II con il rabbino Elio Toaff nel Tempio ebraico di Roma, i vescovi polacchi invitano i fedeli a fare visita a una delle sinagoghe. Nella lettera pastorale pubblicata sabato 21 marzo, i presuli osservano che nei templi “rimasti intatti dopo il disastro della Seconda guerra mondiale” oggi non sempre si sentono “le gioiose preghiere di Sabbah”, ma ribadiscono il dovere di ricordare tutti quegli “uomini e donne che per secoli avevano pregato tra quelle mura”. L’episcopato incoraggia i cattolici a incontrare “i fratelli e le sorelle ebrei”, ricordando che “il Venerdì Santo la Chiesa prega sempre per loro”. I vescovi definiscono l’antisemitismo come “deficit mortale di amore” e, ricordando la visita del Papa polacco nella Sinagoga di Roma, rilevano l’importanza della dichiarazione conciliare “Nostra aetate”, senza la quale “quell’incontro non sarebbe stato possibile”. Citando le parole di Giovanni Paolo II, pronunciate nel Tempio il 13 aprile 1986, sottolineano che “agli ebrei, come popolo, non può essere imputata alcuna colpa atavica o collettiva, per ciò ‘che è stato fatto nella passione di Gesù’”. Il documento dei vescovi polacchi ricorda inoltre il testo del Catechismo della Chiesa cattolica che, ai nn. 597 e 598, recita: “Tenendo conto della complessità storica del processo a Gesù (…), non si può attribuirne la responsabilità all’insieme degli ebrei di Gerusalemme; la Chiesa non esita ad imputare ai cristiani la responsabilità più grave nel supplizio di Gesù, responsabilità che troppo spesso essi hanno fatto ricadere unicamente sugli ebrei”.