Politica: card. Zuppi, “la Chiesa non fa blocco con nessuna forza politica o sociale”, “polarizzazione lacera la società”

“La Chiesa, nella società, si presenta sola e libera, amica, pronta a collaborare al bene comune. Ma non fa blocco con nessuna forza politica o sociale”. A precisarlo è stato il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, aprendo il Consiglio permanente dei vescovi italiani, in corso a Roma fino al 25 marzo. “Viviamo in tempi di polarizzazione”, l’analisi del cardinale: “Lo vediamo nella vita politica, nel dibattito generale, sui social e ovunque. Questo lacera la società. Nella Chiesa è compito di tutti vivere intimamente ed esprimere l’unità, che non è un’uniformità di facciata, ma si radica nell’Eucarestia e nel testamento stesso del Signore Gesù. Quell’unità che è una nota fondamentale dell’essere Chiesa”. “Il clima polarizzato e protagonistico della società può spingere a sottovalutare il valore dell’unità, che impregna tutta la sua vita e che costituisce un saldo approdo per i credenti, per gli uomini e le donne di buona volontà”, ha riconosciuto Zuppi: “Questo deve portare – come insegnava papa Giovanni – a mettere da parte ciò che divide e cercare quello che unisce, non giustificare mai la divisione e la malevolenza, cercare sempre la via della riconciliazione, iniziando da sé e amando sempre nostra Madre Chiesa”. Poi la citazione dei cinquant’anni dal primo Convegno ecclesiale nazionale, da cui ha preso avvio la storia degli appuntamenti decennali (Roma, Loreto, Palermo, Verona, Firenze). “Il binomio evangelizzazione e promozione umana dice ancora tanto della specifica vocazione della Chiesa a comunicare il Vangelo, ma anche di far crescere la società italiana che stava affrontando allora tempi non facili, segnati com’erano dal terrorismo”, il riferimento al tema dell’evento: “No, non ci rinchiuderemo in un’irrilevanza pigra, per conservare noi stessi, per farci proteggere dal freddo della storia! La Chiesa è ben di più che un museo di un’antica storia di fede e di cultura, ben di più di un’agenzia di valori, ben di più di un’organizzazione di servizio sociale o educativo! Lo diciamo con molta umiltà, ma con la consapevolezza della densità teologica, religiosa, umana, sociale che comporta il nostro essere Chiesa. Questo non è senso di superiorità o isolamento, tantomeno mancare alle nostre responsabilità”.

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