Disabilità: Franchini, “sviluppare anticorpi contro una cultura che considera alcune vite di serie A e altre di serie B”

(Foto Federico Muzzolini)

“Siamo chiamati a riconoscere in ogni persona con disabilità, anche con disabilità complesse e gravi, un singolare apporto al bene comune attraverso la propria originale biografia. È necessario sviluppare anticorpi contro una cultura che considera alcune vite di serie A e altre di serie B: questo è un peccato sociale”. Con queste parole di Papa Francesco si è aperta la riflessione di Roberto Franchini, educatore, pedagogista e docente di Metodologie educative per la prevenzione della marginalità, nel corso del 5° Convegno nazionale del Servizio nazionale Cei per la pastorale delle persone con disabilità, in corso a Bergamo fino al 21 marzo. Al centro dell’intervento il rapporto tra identità pastorale delle organizzazioni e progetto di vita: un percorso che deve compiere un passaggio dalla logica assistenzialistica — fare del bene a loro — a quella della promozione umana — fare del bene con loro e far fare del bene a loro. Il relatore ha denunciato il rischio della delega alla tecnica, che ha prodotto spaesamento nei religiosi, senso di espropriazione e marginalità del volontariato, indicando nella regia umana, nella spiritualità incarnata e nella vocazione i tre elementi costitutivi di una nuova identità pastorale per le organizzazioni che operano con persone con disabilità.

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