(Bruxelles) Ucraina, Ets, Hormuz, migrazioni: quattro temi affrontati ieri al Consiglio europeo. Quattro ulteriori ambiti nei quali i 27 capi di Stato e di governo si sono divisi. Sul prestito da 90 miliardi all’Ucraina (funzionamento macchina dello Stato, interventi e servizi vitali a favore dei cittadini, difesa militare) c’è il veto del solito premier ungherese Orban, in compagnia del collega slovacco Fico. Inutile, per convincere i premier riottosi, lo scambio di opinioni con il presidente Zelensky. La revisione Ets (Emission Trading System), ovvero lo strumento per ridurre le emissioni di gas serra, ha trovato resistenze in alcuni Paesi, Italia in testa. Medio Oriente: Stati divisi su intervento o meno, nessuna presa di distanza dall’intervento extra-Onu da parte di Usa e Israele (nonostante la presenza al summit di Bruxelles del segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres), condanna della reazione dell’Iran (si prospetta invece una coalizione di sette Stati per tenere aperto lo Stretto di Hormuz, con iniziativa del Regno Unito e appoggio di Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Canada, Giappone). Sulle possibili ondate migratorie di persone in fuga dai conflitti in corso in Medio Oriente s’è invece registrata una ferma presa di posizione di Italia e Danimarca, appoggiate dalla Commissione, per chiudere i confini. Inutili le obiezioni di chi ha ricordato l’accoglienza di milioni di ucraini in fuga dalla guerra russa; per chi scappa da Iran, Iraq, Libano, Palestina, Siria, Paesi del Golfo non c’è posto. Passi avanti, invece, in Consiglio europeo su mercato unico, competitività ed energia.