Il 15 aprile ricorreranno tre anni dall’inizio della guerra in Sudan, un conflitto ormai “cristallizzato” che ha di fatto diviso il Paese in due. L’esercito regolare, che rappresenta anche il governo, controlla il nord e l’est, inclusa la capitale Khartoum, riconquistata circa un anno fa. L’ovest e parte del sud – in particolare Darfur e Kordofan – restano invece teatro di combattimenti molto intensi, dove operano soprattutto le Rapid support forces (Rsf), eredi delle milizie janjaweed. Secondo le organizzazioni per i diritti umani entrambe le parti hanno colpito i civili, ma alle Rsf sono attribuite le maggiori atrocità documentate. Il conflitto è inoltre alimentato da interessi geopolitici e dal controllo delle ricchezze minerarie, in particolare l’oro, mentre non si registrano reali negoziati di pace. Il timore è che nuove offensive possano spostare la linea del fronte verso nord ed est.
In questo contesto la Chiesa tenta lentamente di riprendere la propria presenza, soprattutto a Khartoum e Omdurman. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni almeno un milione di persone è rientrato nella capitale dall’inizio dell’anno. “Siamo in fase di ritorno a Khartoum”, racconta in una intervista al Sir padre Diego Dalle Carbonare, provinciale dei comboniani in Egitto e Sudan. Prima della guerra i religiosi erano circa 120; oggi ne restano una ventina, tra cui undici comboniani. “Stiamo riaprendo scuole e parrocchie e cercando di riprendere le attività – spiega il missionario – ma tutto procede con prudenza perché la situazione è incerta”. Khartoum resta infatti segnata dalla guerra: “Il centro è una città fantasma: non completamente distrutta, ma quasi vuota”. Molto più drammatica la situazione nel Darfur e nel Kordofan, dove “il caos e la violenza sono diffusi”. Intanto la crisi umanitaria resta gravissima: circa 25 milioni di persone sono a rischio fame e quasi 7 milioni di bambini non frequentano la scuola da tre anni. “La comunità internazionale non dimentichi questa guerra”, è l’appello del missionario.