Abusi e pedopornografia: Meter, “non siamo davanti a emergenze sporadiche. Siamo di fronte a un fenomeno strutturale, diffuso e in crescita”

“Le cronache di questi giorni non sono episodi isolati, ma la drammatica conferma di quanto già denunciato nel Report 2025 dell’Associazione Meter, presentato appena un mese fa”. Lo sottolinea, in una nota, la stessa Meter.
Il caso del collaboratore scolastico che, attraverso l’intelligenza artificiale, ha manipolato immagini di studentesse per spogliarle virtualmente, poi la vicenda del noto giornalista e della sua compagna che diffondevano pedopornografia della figlia, fino alla decisione della piattaforma Roblox di introdurre sistemi di IA per moderare le chat: tutti questi fatti, avvenuti nell’arco di pochi giorni, delineano uno scenario che Meter aveva già anticipato qualche settimana fa: “Non siamo davanti a emergenze sporadiche. Siamo di fronte a un fenomeno strutturale, diffuso e in crescita”.
“Nel corso del 2025 – è denunciato nel Report di Meter – sono stati identificati 8.213 minori vittime di deepnude, ovvero immagini generate artificialmente in cui i minori vengono denudati o manipolati digitalmente (deepnude). Le attività di monitoraggio hanno evidenziato il fenomeno della ‘pedomama’, ovvero donne, madri, che producono materiale pedopornografico. Sono stati documentati 11.240 video e 320 immagini diffusi attraverso piattaforme di messaggistica come Signal, Telegram e Viber. Un dato che rompe uno stereotipo radicato e rende ancora più complesso il riconoscimento del pericolo”.
Il recente utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale per la moderazione su piattaforme come Roblox, sottolinea Meter, rappresenta un passo significativo nella tutela dei più piccoli, ma non basta. L’esperienza digitale dei bambini, infatti, rimane spesso rischiosa e poco compresa dagli stessi utenti.
Secondo una ricerca all’interno del Report Meter 2025, “su 467 minori tra i 9 e gli 11 anni, il 70% dei bambini è stato esposto almeno una volta a situazioni di rischio online, e di questi il 45% ha ricevuto tentativi di adescamento da sconosciuti tramite chat private o profili virtuali. Solo il 10% dei bambini è pienamente consapevole della gravità di questi comportamenti, mentre il 50% ha reagito bloccando utenti sospetti senza però informare adulti o figure di riferimento. Inoltre, il 35% dei minori ha subito episodi di cyberbullismo”.
“I fatti di questa settimana – commenta Meter – sono drammaticamente chiari: i minori non sono al sicuro, nemmeno nelle loro case. Abusi, pedopornografia, violenze familiari, anche da chi dovrebbe proteggerli, stanno diventando all’ordine del giorno. Serve coraggio e responsabilità da parte di tutti: istituzioni che intervengano subito, famiglie e scuole che non chiudano gli occhi, piattaforme che facciano davvero controlli. Le richieste di aiuto che ci arrivano da parte dei minori mostrano che la loro voce può farsi sentire, e gli arresti recenti dimostrano che l’Italia sta intervenendo”.

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