Diocesi: mons. Gambelli (Firenze), “testimoniare che la guerra è impossibile e la pace è inevitabile”

“Il pane eucaristico che riceveremo ci doni la grazia di non essere ciechi davanti al dilagare dei conflitti che uccidono la speranza, di essere più audaci nel pronunciare parole e compiere gesti profetici per testimoniare che la guerra è impossibile e la pace è inevitabile”. È l’auspicio espresso ieri dall’arcivescovo di Firenze, mons. Gherardo Gambelli, durante la celebrazione eucaristica che ha presieduto nella cattedrale di Santa Maria del Fiore con rito di ammissione agli ordini sacri di tre seminaristi della diocesi e di un religioso.
“Nel ringraziare il Signore per il dono di questi fratelli che si orientano a una preparazione più intensa per essere pronti a mettersi a servizio del Signore Gesù nella sua Chiesa, anche noi vogliamo aprirci a un ascolto più attento della Parola di Dio per lasciarci trasformare dalla grazia dello Spirito Santo ed essere così fedeli annunciatori della gioia del Vangelo”, ha affermato il presule prima di commentare la pagina evangelica della liturgia offerta dalla quarta domenica del tempo quaresimale, detta “domenica Laetare”. Riguardo alla guarigione del cieco, mons. Gambelli ha osservato che “anche per noi il tempo quaresimale è l’occasione favorevole per accogliere l’invito a una vera purificazione, che non si ottiene mediante il sacrificio di animali, ma nell’accoglienza del dono gratuito di amore di colui che il Padre ha inviato per compiere le sue opere”. Rispetto all’interrogatorio al quale viene sottoposto l’uomo guarito, l’arcivescovo rivolgendosi a Cyril, Walter, Tommaso e fra Lorenzo ha ricordato le parole di Papa Leone XIV nella lettera scritta al Seminario maggiore arcidiocesano di Trujillo in Perù: “La Chiesa ha bisogno di pastori santi che si donino insieme, non di funzionari solitari; solo così potranno essere testimoni credibili della comunione che predicano”. Infine, mons. Gambelli ha osservato che “quando abbiamo il coraggio di andare verso le periferie possiamo incontrare il Signore che ci precede in tanti nostri fratelli e sorelle e ci evangelizza attraverso di loro”. E ha letto quanto ha scritto un gruppo di detenuti della casa circondariale di Sollicciano che nei giorni scorsi ha voluto partecipare a distanza a una veglia di preghiera per le vocazioni: “Signore Gesù Cristo, Figlio amato del Padre, Fratello nostro. Ti ringraziamo per il tuo perdono. Ti supplichiamo: abbi misericordia di noi e delle nostre famiglie da cui siamo separati. Benedici i sacerdoti e i volontari che vengono a trovarci in prigione. Chiama a servirti nel mondo che Tu hai creato ragazzi e ragazze come frati, suore, sacerdoti. Persone meravigliose e necessarie per un vero cambiamento della nostra vita, della vita di chi si trova in prigione. Alcuni di noi ti dicono in verità: oggi la cosa più bella e importante che viviamo in questo carcere è la nostra vicinanza con te Gesù”. “Quando ci riuniamo nella preghiera ed iniziamo ad ascoltare – hanno aggiunto – ci ritroviamo fuori da queste mura, liberi. Per questo ti chiediamo che tu ne chiami ancora a servirti in questi luoghi perché sono fondamentali”.

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