Azione Cattolica: mons. Giuliodori agli studenti Msac, “le scelte decisive della vita non si fanno con il calcolo della mente ma con il cuore”

(Foto Azione Cattolica)

“Le scelte decisive della vita non si fanno con il calcolo della mente, e neppure con le performance dell’intelligenza artificiale. Si fanno con il cuore, quando qualcosa dentro di noi ci dice che quella è la strada giusta”. Così mons. Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Azione Cattolica italiana, si è rivolto ieri a studentesse e studenti del Movimento studenti di Azione Cattolica (Msac) riuniti a Montesilvano per la IX edizione della Scuola di formazione per studenti.
Nell’omelia della celebrazione eucaristica che ha presieduto, il presule commentando la pagina evangelica della quarta domenica di Quaresima ha condiviso con i giovani un episodio personale risalente a cinquant’anni fa, quando stava vivendo un momento di discernimento sulla propria vocazione. “Avevo tutto – la possibilità di una carriera calcistica, l’azienda di famiglia, tante relazioni – ma non vedevo cosa il Signore volesse davvero da me”. In quell’occasione, ha ricordato, “una donna, Fernanda, mi prese il volto tra le mani e mi disse: ‘La tua strada è seguire il Signore nel sacerdozio’. Fu illuminante”. La particolarità di quell’incontro, ha sottolineato il vescovo, era che quella donna “era cieca e sorda”, ma proprio per questo capace di uno sguardo più profondo: “Era in grado di vedere oltre, di leggere dentro la mia vita più di tanti altri”.
Mons. Giuliodori ha invitato i ragazzi a sviluppare tre sguardi interiori capaci di vincere la cecità spirituale. Il primo è lo sguardo della sapienza. “Non siamo qui solo per apprendere nozioni o prepararci agli esami”, ha spiegato: “Le competenze sono importanti, ma c’è uno sguardo più profondo: quello della sapienza»” Una sapienza che nasce da una visione integrale della vita: «Se mi focalizzo solo su qualcosa rischio di avere una visione parziale, ideologica. Lo sguardo sapienziale ha bisogno di intelligenza, memoria e capacità di mettere insieme i pezzi della vita”. Mons. Giuliodori ha collegato questo tema anche alle fragilità che molti giovani attraversano oggi. Proprio nel giorno dedicato ai disturbi alimentari ha ricordato come “cresce sempre il numero di giovani con problemi di disagio”, spesso legati alla sensazione di non essere riconosciuti o valorizzati. “Uno sguardo pieno di sapienza può aiutarci ad andare oltre le fatiche, soprattutto se camminiamo insieme”. Serve poi “lo sguardo del cuore”. “Molti vostri coetanei – ha osservato – non hanno sogni, vivono di paure e di incertezze. È una grande grazia poter avere sogni grandi”. E ha aggiunto: “Custodite il vostro cuore. Non sciupate la bellezza degli affetti, non bruciate le tappe. Il cuore ci guida all’amore vero, che è impegnativo ma autentico”. Infine, il terzo sguardo è quello della fede. Senza di esso, ha spiegato, “questa luce di cui parla Gesù non potremmo contemplarla”. “Il compito che vi è dato – ha detto ai giovani – è reggere una luce grande, quella che viene dal Signore. Se però restiamo prigionieri di noi stessi, questa luce si spegne”.
Concludendo l’omelia, mons. Giuliodori ha allargato lo sguardo alla situazione del mondo segnato da guerre, conflitti e incertezze. Proprio per questo, ha detto, “la nostra speranza deve essere ancora più forte”. “Voi siete la generazione che può dare risposte vere ai problemi dell’umanità di oggi”, ha affermato: “Siete voi che potete portare luce nelle tenebre del nostro tempo”. E ha indicato ai giovani alcuni testimoni luminosi della fede, ricordando in particolare Pier Giorgio Frassati.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Mondo