Striscia di Gaza: Amnesty, “donne e bambine palestinesi stanno pagando prezzo brutale”

L’impatto del genocidio israeliano sulle donne e sulle bambine della Striscia di Gaza è il tema di una ricerca di Amnesty International diffusa oggi che mette in evidenza, tra le altre cose, “le conseguenze per le donne e le bambine del collasso del sistema sanitario e degli sfollamenti di massa; l’aumento esponenziale della precarietà delle condizioni di salute materna e neonatale; l’interruzione o l’inaccessibilità delle cure per le persone colpite da tumori o da altre malattie mortali; la limitazione all’ingresso degli aiuti e alle evacuazioni per motivi di salute a causa della ripetuta chiusura del varco di Rafah”. Amnesty International denuncia che negli ultimi 29 mesi l’impatto devastante e su più livelli del perdurante genocidio israeliano ha portato le donne e le bambine della Striscia di Gaza sull’orlo del baratro. Tra il 5 e il 24 febbraio 2026 Amnesty International ha intervistato 41 sfollate interne, tra le quali otto pazienti oncologiche, quattro donne incinte e 14 donne che avevano partorito dopo il cosiddetto “cessate il fuoco”. L’organizzazione per i diritti umani ha anche intervistato 26 tra operatori e operatrici della salute di sei strutture sanitarie di Gaza City e Deir al-Balah e, infine, quattro persone appartenenti a organizzazioni internazionali. Dalla ricerca emerge che “l’impatto su di loro della deliberata inflizione di condizioni di vita intese a distruggere la vita delle persone palestinesi della Striscia di Gaza si è concretizzato negli sfollamenti di massa, nel collasso del sistema di salute riproduttiva, materna e neonatale, nell’interruzione dei trattamenti per malattie croniche come i tumori, nell’elevata esposizione a malattie e a condizioni di vita prive di dignità e pericolose per la salute e in profondi danni alla salute fisica e mentale”. Questi ultimi “sono stati esacerbati dalle limitazioni, tuttora in corso, all’ingresso di prodotti indispensabili per la sopravvivenza della popolazione civile: cibo, medicine, attrezzature e strumentazioni mediche, materiali per la costruzione dei rifugi e mezzi per la depurazione delle acque e per la rimozione di macerie, ordini inesplosi e rifiuti”. Israele, rimarca Amnesty, “continua a imporre queste limitazioni anche attraverso i ritardi, potenzialmente letali, alle evacuazioni per motivi di salute e la sospensione della registrazione delle organizzazioni umanitarie internazionali che forniscono servizi essenziali alle donne e alle ragazze”. Le donne, sostiene la ricerca, “sono costrette a partorire senza adeguata attenzione medica, a portare avanti gravidanze e a trascorrere il periodo post-parto sfollate in luoghi sovraffollati e pericolosi per la salute così come ad affrontare la fame, le malattie e i traumi in assenza di privacy e protezione e senza accesso a servizi fondamentali, dovendo occuparsi al contempo di altre persone”. “In un momento in cui la tensione in Medio Oriente si acuisce profondamente dopo gli attacchi israelo-statunitensi sull’Iran, non dobbiamo dimenticare il genocidio israeliano in corso nella Striscia di Gaza e il prezzo brutale che le donne e le bambine palestinesi stanno pagando – dichiara Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International -. Alle donne della Striscia di Gaza sono negate le condizioni necessarie per vivere e per dare la vita in modalità che non siano pericolose per la salute. La sistematica erosione dei loro diritti alla salute, alla sicurezza, alla dignità e al futuro non è uno sfortunato danno collaterale bensì un intenzionale atto di guerra nonché la conseguenza prevedibile delle calcolate politiche e prassi israeliane fatte di molteplici sfollamenti di massa, di deliberate limitazioni alle forniture di base ed essenziali così come agli aiuti umanitari oltre che di due anni di incessanti bombardamenti che hanno devastato il sistema sanitario della Striscia di Gaza e decimato famiglie intere”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Europa