Guerra in Medio Oriente: Fabris (Univ. Pisa), “non crediamo più alle immagini che vediamo e, di conseguenza, viene meno la partecipazione emotiva”

“Se Jean Baudrillard, qualche decennio fa, diceva che la televisione è in grado di far scomparire la realtà attraverso le sue immagini, adesso siamo ancora oltre. Oggi la realtà può essere ricreata grazie alle tecnologie dell’intelligenza artificiale. All’interno di questo determinati regimi, determinati leader politici ormai non si curano della realtà e raccontano le loro storie e versioni dei fatti, indipendentemente da quanto effettivamente accade”. Parte da qui la riflessione di Adriano Fabris, professore di Filosofia morale e di Etica della Comunicazione all’Università di Pisa, in un’intervista al Sir sulla guerra in corso in Medio Oriente e la comunicazione. Di fronte a questo scenario, osserva il docente, “noi riceventi ormai siamo abituati ad una realtà che è ricreata, quella delle nostre bolle comunicative, quella che si è ormai trasformata in una fiction. E pertanto senza problemi e senza accorgerci che stiamo veramente facendo qualcosa di estremamente ingiusto, scorretto, eticamente riprovevole, scambiamo l’affondamento della fregata iraniana da parte di un sottomarino americano con 180 persone a bordo, la maggior parte affogati nell’Oceano indiano, per un videogioco”. E, “se non considero vero neppure le immagini che ho davanti agli occhi – evidenzia Fabris – non prendo più sul serio l’immagine, c’è un disinteresse, un’indifferenza anzitutto nei confronti di quello che vedo. La conseguenza di tutto questo è il distacco, la non partecipazione emotiva, il venir meno della empatia, proprio perché l’empatia è basata sul credere vero quello che io ho di fronte, se non lo credo più vero non scatta neppure questo sentimento, questo modo di atteggiarmi”.

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