Azione Cattolica: card. Zuppi, “il mondo ha fame”. “Una fame che chiede un pane di pace”

(Foto A. Rossi/Sir)

“La semplicità francescana ci aiuta in questo tempo di pienezza e di deformazione di sé. San Francesco è semplice perché va al midollo, non si ferma alla scorza”. Lo ha detto il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, nella messa presieduta ieri sera nella Basilica di Santa Maria degli Angeli di Assisi, nell’ambito del convegno degli assistenti dell’Azione cattolica, intitolato “Date voi stessi da mangiare”, che si chiude oggi nella città umbra. Il cardinale ha esortato a lasciarsi accompagnare dal Santo di Assisi, “fratello maggiore” che non si sostituisce al Maestro, non impartisce lezioni, ma “dona se stesso”, che compie la scelta radicale di lasciarsi guidare dal Vangelo, di seguirlo ‘sine glossa’. Il card. Zuppi ha richiamato il rischio di lasciarsi bloccare dai numeri, dalla paura, tipica di “una generazione che ha timore di fare qualcosa di grande, di avere progetti”. Ma il Vangelo – ricorda – chiede di non chiudersi: “Non possiamo starcene tra di noi. La folla non è un elemento secondario, ma il senso della nostra vita”. Per il presidente della Cei, la comunità cristiana, e in particolare il clero, possiede un grande vantaggio: “non è un insieme indistinto, ma un cammino condiviso con volti concreti”. Tuttavia, ha avvertito, “questo non può trasformarsi in autoreferenzialità. Se siamo in relazione dobbiamo avere il trasmettitore acceso”. Il rischio, al contrario, è “finire per starcene tra di noi”. L’invito è allora a unirsi alla folla con i propri limiti e con “il poco che abbiamo e che siamo”, senza negoziare con il Signore né considerare esagerata o impossibile la sua richiesta. “Spesso – ha osservato Zuppi – vorremmo fare di più, ma non osiamo nemmeno pensarlo. Solo chi continua ad ascoltare la Parola di Dio e a metterla in pratica riesce davvero a farlo, e in questo san Francesco resta un aiuto decisivo”. Il cardinale ha parlato di “fame profonda del nostro tempo” e di “senzatetto spirituali che attendono nutrimento. La sazietà è possibile per tutti solo nella condivisione, nella corresponsabilità e nella costruzione di comunità: è così che si sperimenta il cento volte tanto”. Richiamando, infine, il cammino sinodale, Zuppi ha affermato che “l’obbedienza alla propria chiamata si costruisce ogni giorno”. Un richiamo che riguarda anche i presbiteri, chiamati a “imparare a stare insieme per far stare insieme”, investendo “in nuove forme di vita comune e collaborando in modo più efficace nel ministero”. Agli assistenti di Ac ha sottolineato il valore della vita condivisa: “Vivere la comunione tornando all’essenziale, facendosi prossimi. Presiedere e aiutare nella comunione è quello che conta più di tutto”, fino a essere davvero “fratelli tra fratelli”. In questa prospettiva, ai presbiteri è chiesto di rinunciare a ogni forma di primato: “Devono scoprire con senso di fede i crismi, sia umili che eccelsi, concessi ai laici”, lasciando una leadership esclusiva per aprirsi alla corresponsabilità. “Ogni sacerdote deve sparire perché rimanga Cristo, spendendosi perché nessuno sia privato dell’opportunità di incontrarlo e amarlo”. Lo sguardo finale si apre al mondo ferito dalla violenza: “Il mondo ha fame. Una fame che chiede un pane di pace, da offrire promuovendo percorsi di mediazione e cercando le radici dei conflitti, perché ogni comunità diventi una casa del Signore per chi lo cerca”.

 

 

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