“Per chi crede, non esiste cattedrale più bella del carcere per contemplare le capriole della Grazia di Dio. È il luogo dove il bene, quando accade, scandalizza più del male”. Lo ha detto don Marco Pozza, cappellano del carcere Due Palazzi di Padova da quattordici anni, ospite dell’incontro “Oltre le mura. La libertà di un pensiero che non si arrende”, promosso dal Settore Carcere e Devianza della Federazione nazionale italiana Società di San Vincenzo De Paoli Odv nell’ambito del progetto “ScegliAmo Bene”, iniziativa che promuove la cultura della legalità tra gli studenti e la società civile. Un’occasione di riflessione che ha messo in dialogo l’esperienza pastorale maturata dentro gli istituti penitenziari e l’impegno quotidiano del volontariato.
“Il male in carcere lo conoscono tutti – ha spiegato il sacerdote -. Il bene che nasce nella terra del male, invece, non è scontato. Quando lo vedi accadere sotto i tuoi occhi, destabilizza. Perché apre brecce in storie che sembravano già chiuse”. Dietro le sbarre, ha raccontato il cappellano, il Vangelo prende corpo ogni giorno: “Non c’è bisogno di spiegare chi fossero Levi o Maddalena. Le loro storie accadono davanti a te. Ma non basta vedere: occorre credere a ciò che si è visto e poi raccontarlo con la vita”.
Don Marco ha richiamato la figura manzoniana dell’Innominato: “Lucia gli ricorda che ha ancora un cuore. In carcere succede lo stesso. Quando per anni ti senti dire che sei solo un errore, finisci per crederci. Ma se qualcuno, anche solo una volta, ti guarda come nessuno ha mai fatto, nasce il sospetto di poter essere altro rispetto al male commesso”.
È proprio su questo sguardo che insiste l’azione della Società di San Vincenzo De Paoli. “Essere presenza in carcere significa esserci davvero e avere occhi capaci di andare oltre il reato – ha affermato Antonella Caldart, responsabile nazionale del Settore Carcere e Devianza -.Presenziare con il corpo e con l’anima. Condividere tempo, ascolto, fatica lontani da ogni forma di giudizio”.
Un impegno costante coinvolge il Settore Carcere e Devianza della Società di San Vincenzo De Paoli che negli ultimi mesi ha rafforzato in modo significativo anche il lavoro sulla formazione dei volontari negli istituti penitenziari. In questa prospettiva si colloca il percorso “Essere presenza nel mondo del carcere”, promosso nelle Marche e in via di conclusione il 14 febbraio. Il percorso formativo ha contribuito alla nascita di nuove Conferenze della Società di San Vincenzo De Paoli formate da volontari pronte a operare nelle carceri delle Marche e di altre regioni. “Essere volontari in carcere significa spendersi perché l’altro riacquisisca la propria dignità”, ha evidenziato Caldart.