Giustizia riparativa: Neglia (Caritas Italiana), “conoscere e accogliere il potenziale di questo paradigma nella costruzione di una società disarmata”

La giustizia riparativa “è un ricucire le relazioni, coinvolgendo tutte le persone coinvolte da un danno, un illecito, chi il danno l’ha compiuto, chi l’ha subito, in modo diretto o indiretto, la comunità in cui l’evento dannoso è accaduto”. A spiegarlo, in un’intervista sul sito di Caritas Italiana, è Cinzia Neglia, che per Caritas Italiana segue i temi legati alla giustizia e curatrice del libro “Il paradigma della giustizia riparativa. Un cammino per le comunità cristiane” della collana “Abitare il cambiamento”, promossa da Caritas Italiana con EDB. Il libro sarà presentato il 23 febbraio a Tv2000.
“La giustizia riparativa interessa Caritas perché i valori della giustizia riparativa sono sovrapponibili a quelli di Caritas: la centralità della persona, l’ascolto, il rispetto della dignità umana, la solidarietà, il coinvolgimento della comunità, il non identificare la persona con il suo errore rendono la giustizia riparativa un paradigma che, oltre a condividerne i valori, può divenire strumento dell’impegno di Caritas”, chiarisce Neglia.
Il libro vuole essere “una modalità in più per diffondere il paradigma della giustizia riparativa mettendo insieme elementi teorici per conoscerla, con testimonianze di realtà che, in modo differente, perché il rispetto delle diversità di luoghi e persone è fondamentale, hanno proposto e vissuto percorsi riparativi. Abbiamo, negli anni passati, come Caritas Italiana, approfondito e sperimentato il paradigma in diversi territori prima di pensare ad una pubblicazione che in parte le racconta. Il testo offre non solo riflessioni ma anche indicazioni, spunti, elementi di concretezza, indicazioni pratiche per chi, speriamo in tanti, voglia far suo il paradigma”.
Il ruolo della comunità in un percorso di giustizia riparativa è “fondamentale”: “Affinché possano essere realizzati percorsi riparativi è indispensabile una comunità che non giudica, che si mette in ascolto, disposta a superare i pregiudizi e capace di incontrare l’altro a prescindere dai suoi errori. La giustizia riparativa ha bisogno non solo di una comunità che non esclude, ma che si coinvolga, disposta a costruire legami, che sia mossa da responsabilità e solidarietà. Una comunità che crei relazioni. La giustizia riparativa evidenzia l’interdipendenza delle persone a partire dal riconoscerne l’unicità e crea opportunità per connetterle. Accompagna tutti i soggetti attraverso l’assunzione di responsabilità personali e sociali a costruire il benessere collettivo a partire dal rispetto reciproco. Una caratteristica dei percorsi riparativi è la volontarietà e quindi è necessario che la comunità scelga di mettersi in gioco, che si ponga in atteggiamento dialogante”.
Secondo Neglia, “il paradigma della giustizia riparativa può essere uno strumento nel nostro agire quotidiano e nel nostro essere operatori Caritas”. L’augurio è che “sempre meglio si possa conoscere e accogliere il potenziale di questo paradigma nella costruzione di una società disarmata e nell’implementazione di un benessere collettivo e diffuso”.

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