Quaresima: mons. Savino (Cassano all’Jonio), “il Signore chiama tutti ad attraversare il deserto verso il suo Regno”

“Ogni volto di cui incrocio lo sguardo, ogni cuore di cui ascolto le ansie e le speranze, ogni ambiente di cui avverto le pulsazioni vitali, ogni luogo ecclesiale o civile che mi accoglie nella propria ferialità, sono per me occasioni di nuove sorprese, di prese di coscienza a volte inaspettate, di esperienze sofferte o rincuoranti che comunque mi provocano al dinamismo spirituale, mi spingono a nuovi passi interiori e pastorali. E in tal senso, la visita è per me un’esperienza di conversione e di ascesi, di progresso del cuore e della mente”. Lo scrive il vescovio di Cassano all’Jonio nel messaggio per la Quaresima parlando della visita pastorale in diocesi auspicando che la Quaresima e la Pasqua “possano ispirare il vescovo e le comunità a vivificare la visita pastorale e, a sua volta, la visita stessa possa favorire in noi una feconda esperienza della Quaresima e della Pasqua”. Il presule parte da quattro punti: deserto, ascolto, conversione, cammino. Durante la visita pastorale, “attraversando i nostri normali ambienti di vita, tocco con mano l’esperienza di deserto che anche ognuno di voi vive quotidianamente”, scrive: “le asperità e le diverse forme di povertà, le fatiche e i sacrifici segnano in modi diversi la vita delle nostre comunità, e venendo a incontrarvi mi accorgo con commozione di tante fragilità e tanti sforzi che molti tra di voi vivono come autentica forma di deserto quaresimale”. Il deserto della prova e della fatica – spiega – è “luogo fecondato da un’acqua viva, che fa germogliare i chicchi di grano seminati dal sudore nei solchi della fedeltà. Quest’acqua è la grazia di Dio”: “nel deserto, muore chi si chiude nella solitudine dell’egoismo; ma chi cammina insieme agli altri, vive”. Mons. Savino parla delle arsure che “desertificano il nostro territorio”: “corruzione, mafia, malaffare. Sono arsure che asciugano le risorse dello stato sociale, della sanità, della formazione, della capacità imprenditoriale, della progettualità giovanile, del senso civico. Arsure che inaridiscono il futuro e fanno ripiegare nell’apatia. È necessario saper nominare questi mali e sentire l’effetto sinistro e disgustoso che provocano, per non abituarci e rassegnarci mai”. Poi ascolto: “ascolto della Parola di Dio, ascolto reciproco, ascolto delle persone, delle comunità e degli ambienti civili. Io stesso vengo per ascoltare, e non solo per farmi ascoltare”. Il “nostro approccio alla Parola di Dio e all’ascolto dei fratelli – è l’invito – non sia di tipo consolatorio, disincarnato, ma mantenga sempre il necessario contatto con la realtà viva in cui siamo immersi”. E ancora conversione”: la Quaresima “ci fa risuonare in modo vivo l’appello fondamentale alla conversione, che il Signore annuncia in modo programmatico fin dall’inizio della sua missione”. E l’appello alla conversione “ci richieda una forte presa di coscienza, su due dimensioni. Prima di tutto, la dimensione personale, poi quella comunitaria”. E il “cammino”: la visita pastorale “non viene come ispezione” ma come “accompagnamento e slancio nella missione ecclesiale” e rappresenta tutto “il cammino della Chiesa, cammino quaresimale nel deserto, cammino verso la Pasqua”. Un cammino che ha anche le sue “soste, necessarie a rigenerarsi e a verificare la strada, ma sue caratteristiche sono l’accettazione della provvisorietà, della gradualità, e, soprattutto, la speranza della meta. Una chiesa che si ferma ad autoconservarsi, una chiesa che non cammina, è una chiesa senza speranza”. E l’appello finale: “non accontentarti delle tue sicurezze Chiesa di Cassano! Pensati Chiesa in cammino. Non avere timore, abbi la gioia e la libertà di attestare al mondo che il Signore chiama tutti ad attraversare il deserto verso il suo Regno”.

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