Mercoledì delle Ceneri: card. Cantoni (Como), “rimettere al centro della nostra vita il mistero di Dio, per ridare nuovo slancio alla nostra fede”

(Foto Ufficio stampa della diocesi di Como)

“Convertitevi e credete al Vangelo”. Questa frase ha scandito l’imposizione delle Ceneri nella celebrazione presieduta, stamattina, dal vescovo di Como, card. Oscar Cantoni, in cattedrale. “Riconoscendoci peccatori, accettiamo di buon grado l’austero segno delle ceneri, imposte sul nostro capo, riconoscendo la volontà di una vera conversione interiore – ha detto nell’omelia il porporato –. Vogliamo essere protesi, in questo speciale tempo santo, a rimettere al centro della nostra vita il mistero di Dio, per ridare nuovo slancio alla nostra fede, evitando che il nostro cuore si disperda in tante vane distrazioni”. Mediante l’itinerario quaresimale, “vogliamo aiutarci a giungere purificati alla Pasqua di morte e risurrezione del Signore, resi più attenti alla voce di Dio, ma anche al grido dei fratelli che soffrono”.
Facendo riferimento al messaggio per la Quaresima di Leone XIV, il card. Cantoni ha sottolineato: “Il nostro è un Dio che ascolta, che si prende cura con sollecitudine paterna del suo popolo che soffre. Anche noi siamo stimolati dallo stesso stile di ascolto di Dio a entrare in un sincero ascolto degli altri, e così entrare in una vera relazione con la realtà stessa in cui viviamo, ascoltando le voci che salgono dal clima di sofferenza e di ingiustizia, di paura e di inquietudine che oggi constatiamo. Occorre lasciarci istruire da Dio perché impariamo ad ascoltare come Lui, fino a riconoscere il grido dei poveri, che interpella la nostra vita e la nostra società e così non rimanere insensibili e indifferenti”.
Rispetto alla pratica del digiuno, “l’astensione dal cibo ci deve permettere di rendere più evidente ciò di cui abbiamo fame, facendo crescere in noi la fame e la sete di giustizia”. Nello stesso tempo, “il digiuno sia segno visibile del nostro sincero desiderio di sottrarci, con l’aiuto di Dio, al fascino del peccato e del male, scegliendo di vivere anche una certa austerità, attraverso uno stile di vita più sobrio”. Ricordando “altre forme di digiuno che il Papa sottolinea con chiarezza”, “come l’astenersi dalle parole che colpiscono e feriscono il nostro prossimo”, “cominciamo a disarmare il linguaggio”, l’invito, “rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Coltiviamo piuttosto la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane, per lasciare spazio a parole di speranza e di pace”.
Infine, “il Papa specifica che la nostra conversione interroga anche il nostro stile delle relazioni, la qualità del dialogo, la capacità di lasciarci interrogare dalla realtà e di riconoscere ciò che davvero orienta il nostro desiderio, sia nelle nostre realtà ecclesiali, sia nell’umanità, assetata di giustizia e di riconciliazione”. Il cardinale ha concluso: “Aiutiamoci a vivere con intensità e gioia il nostro cammino quaresimale”.

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