Colombia: a 60 anni dalla sua morte i resti del sacerdote Camilo Torres consegnati all’Università Nazionale, nelle mani del gesuita Giraldo. Il messaggio del card. Rueda

I resti di padre Camilo Torres, il celebre “sacerdote guerrigliero” colombiano, dopo essere stati finalmente identificati, a sessant’anni dalla morte, riposeranno nella sede di Bogotá dell’Università Nazionale della Colombia, dove il sacerdote fu cappellano, cofondò la prima facoltà di Sociologia dell’America Latina e operò a fianco di celebri figure, come Gabriel García Márquez. La consegna dei sui resti mortali, consegnati al gesuita padre Javier Giraldo, figura “simbolo” dell’impegno per la difesa dei diritti umani, la pace e la riconciliazione in Colombia, è avvenuta domenica 15 febbraio, esattamente a sessant’anni dalla morte di padre Torres. In una conferenza stampa, l’Unità di ricerca delle persone scomparse ha presentato i risultati del lavoro antropologico e del processo di identificazione dei resti di padre Camilo Torres, ed è stato confermato che l’urna predisposta dall’ateneo sarà la destinazione finale dei suoi resti.

La consegna del corpo a padre Giraldo è avvenuta durante una cerimonia intima e riservata, sotto un mandato umanitario ed extragiudiziale. Giraldo ha espresso profonda soddisfazione per il fatto che tanti anni di ricerche abbiano finalmente trovato una risposta, precisando che “non si tratta di un traguardo personale, poiché il popolo colombiano si identifica profondamente nel pensiero e nelle parole del prete Camilo”. Alla celebrazione ha partecipato, in rappresentanza dell’arcidiocesi di Bogotá, il vicario episcopale mons. Dario Álvarez Botero, portando con sé un messaggio dell’arcivescovo, il cardinale Luis José Rueda. “Nonostante i profondi e vertiginosi cambiamenti vissuti in questi decenni – si legge nella nota -, la Colombia continua a anelare alla pace piena e alla giustizia sociale che renda dignitosa la vita di tutti”. La Chiesa, si legge, “prega per l’eterno riposo di padre Camilo e supplica il Signore per la fine definitiva di ogni forma di violenza in Colombia. Allo stesso tempo, ci esorta a lavorare senza sosta per la giustizia sociale, nel quadro dello Stato sociale di diritto, consapevoli che le cause della violenza affondano le radici anche in strutture di peccato che dobbiamo trasformare con la forza del Vangelo”. Alla celebrazione è stato presente anche il ministro del Lavoro, Antonio Sanguiño.

Commenta al Sir, da Bogotá, Cristiano Morsolin, esperto di diritti umani: “Risulta eloquente che un vicario episcopale abbia presieduto la celebrazione insieme a dieci sacerdoti, leggendo un messaggio storico del cardinale Rueda. In tale testo, viene implicitamente riconosciuto l’impegno pastorale per la giustizia sociale di Camilo Torres come pastore e sociologo, animatore del pensiero critico e della lotta contro la povertà. Di fatto, la sua morte in combattimento nella fila dell’Eln va vista come una parentesi di quattro mesi, rispetto a un’intera vita spesa tra fede e politica.

Camilo Torres morì il 15 febbraio 1966, a 37 anni, nel suo primo combattimento dopo essersi unito all’Eln, in una zona rurale di San Vicente de Chucurí, nel dipartimento di Santander. L’Esercito portò via il suo cadavere e non riferì mai dove fosse stato sepolto, cosa che lo rese ufficialmente un desaparecido.

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